Diritto e politica

Scontri di palazzo e di piazza

NEL PALAZZO

Roma, 14 dicembre 2010. Lo scontro tra Berlusconi e Fini arriva alla prova dei numeri.

È mattina. Senato della Repubblica e Camera dei Deputati: il Parlamento vota rispettivamente la fiducia e la sfiducia al Governo Berlusconi. L’agenda parlamentare prevede che le dichiarazioni di voto al Senato abbiano inizio alle ore 9, mentre la votazione si svolga alle 11,30. Alla Camera, invece, gli interventi cominceranno alle ore 10,30 per concludersi con la votazione prevista per le 14. Al Senato la situazione sembra chiara in favore del Governo, mentre alla Camera è fortemente incerta: chiunque vinca sarà per una manciata di voti. Per rimanere in carica, il Governo necessita del favore di entrambi i due rami del Parlamento.

Alle 9,05, i lavori al Senato si aprono con l’intervento di Bricolo (Lega Nord), segue quello di Rutelli (Alleanza per l’Italia) alle 9,20. Dieci minuti dopo giunge la notizia che i finiani si asterranno al Senato, ove tuttavia le astensioni valgono come voto contrario, a patto che Berlusconi si dimetta dopo il voto. Il premier non accoglie la proposta e l’ennesima mediazione fallisce. Si va diritti allo scontro finale.

Alle 10,10 interviene Finocchiaro (PD) e Gasparri (PdL) controbatte subito dopo, mantenendo però un atteggiamento conciliante nei riguardi dei moderati, auspicando a breve una riconciliazione.

Alle 10,30, come programmato, inizia la diretta alla Camera e la relativa discussione. Bruggher (Svp) annuncia l’astensione, mentre Nucara (repubblicano) la sua fiducia.

Alle 10,35 iniziano le operazioni di voto al Senato, per appello nominale con due chiamate. Quindi, passano sotto lo scranno del Presidente tutti i senatori dichiarando il loro voto sulla mozione di fiducia.

Alle 10,45, alla Camera, Melchiorre (Liberaldemocratici) e Lo Monte (Mpa) si esprimono per la sfiducia al Governo. Seguono Tabacci (Api) e Innaccone (Noi Sud) rispettivamente contro e a favore dell’Esecutivo.

Alle 11 interviene Di Pietro (Idv), i cui toni duri (“Non le rimane che consegnarsi alla magistratura e come un Noriega qualsiasi farsi giudicare”) provocano la reazione di Berlusconi, che lascia l’aula.

Successivamente parlano prima Casini (Udc) e poi Bocchino (Fl). L’intervento di quest’ultimo è molto atteso e, infatti, spesso interrotto e contestato. Il voto dei finiani sarà favorevole alla mozione di sfiducia.

Nel frattempo alle 11,35 giunge la notizia che al Senato è stata approvata la mozione di fiducia al Governo con 162 voti a favore, più del previsto. Hanno votato per il Governo anche Fosson (Union Vadotain), Villari (Gruppo misto), Cuffaro (Udc) e Burgaretta (Mpa).

Intanto, alla Camera, seguono gli interventi di Reguzzoni (Lega Nord), Bersani (Pd) e Cicchitto (Pdl) che danno rispettivamente voce alle posizioni dei gruppi di appartenenza, già ampiamente annunciate.

Infine, Scilipoti (Idv) dichiara il suo sostegno al Governo, mentre i radicali quello contrario. Da ultimo, Guzzanti (gruppo misto) manifesta la sua contrarietà al Governo, mentre Siliquini (Fl) è ancora in dubbio.

Alle 12,20 iniziano le operazioni di voto alla Camera. Votano per prime le parlamentari in gravidanza. Alla prima chiamata, tuttavia, mancano molti parlamentari: Moffa (Fl), Gaglione (Pd), Polidori (Fl), Razzi (Idv), Calearo (Pd), Scilipoti (Idv) e Cesario (Pd). La situazione è ancora incerta.

Alle 13,40 si chiude la seconda chiama e con il voto in extremis di coloro che non avevano risposto al primo appello, nonché con l’assenza di Gaglione, la Camera respinge la mozione di sfiducia al Governo con 314 voti, contro i 311 favorevoli. A seguito dell’annuncio del Presidente Fini, la maggioranza esulta.

Il Governo ha ottenuto la fiducia dal Parlamento e rimane in carica.

FUORI DAL PALAZZO

Roma, 14 dicembre 2010. Lo scontro tra la Piazza e il Palazzo giunge al suo livello più drammatico.

È pomeriggio. Pincio, Piazzale Flaminio, Via Ferdinando di Savoia, Via del Babbuino, Lungotevere in Augusta, Piazza Porto di Ripetta, Via del Corso, Corso Rinascimento, Corso Vittorio Emanuele, Via delle Botteghe Oscure: barricate di legna in fiamme, turisti in fuga, commercianti bloccati nei negozi dalle saracinesche abbassate, auto, cassonetti e compattatore dei rifiuti incendiati, mezzi delle forze dell’ordine gravemente danneggiati, decine di pali divelti, semafori distrutti, centinaia di sanpietrini lanciati, banche sfondate, traffico impazzino, corse dell’Atac cancellate: l’Urbe è sotto assedio.

Tutto ha inizio in tarda mattinata. I cortei autorizzati sono tre. Il primo parte da Piazzale Aldo Moro composto da universitari, il secondo da Piazzale dei Partigiani con gli studenti medi e il terzo dal Colosseo, composto dalla Fiom, Rifondazione comunista e i centri sociali.

Alle 12,15, i tre cortei si riuniscono nei pressi di Piazza Venezia. Poco dopo, alcuni manifestanti assaltano il blindato che presidia Via degli Astalli (che conduce direttamente a Palazzo Grazioli, abitazione del premier). I manifestanti lanciano bastoni e bombe di vernice dentro palloncini e palle di natale. I carabinieri rispondono con manganellate.

Verso le 13, l’accerchiamento alla zona rossa prosegue per via delle Botteghe Oscure e giunge a Largo Argentina. Alcuni manifestanti trovano un varco lasciato libero e si infilano per Via di Torre Argentina, puntando verso il Pantheon. Nuovi scontri con le forze dell’ordine in pieno centro storico. Altri proseguono per Corso Vittorio Emanuele II, puntando al Senato.

A Corso Rinascimento il varco è bloccato con blindati. I manifestanti fanno esplodere bombe carta. La polizia replica con un fitto sparo di lacrimogeni. L’avanzata del corteo è fermata.

Alle 14 circa, via sms, giunge la notizia dell’esito della votazione al Parlamento. I manifestanti esultano, gridano e ballano: credono che il Governo sia stato battuto. Poco dopo realizzano l’errore e la gioia si trasforma in rabbia.

Dal corteo principale si staccano blocchi di ragazzi che, indossati i caschi del motorino e armate le mani, dirigendosi per il Lungotevere, sfondano vetrine delle banche, tirano giù cartelli e portarifiuti in ghisa. Mandano in frantumi la vetrata d’ingresso della Protezione Civile in Via Ulpiano. All’altezza dell’Ara Pacis sfondano una Mercedes nera parcheggiata e con una molotov creano il primo vero incendio della giornata. Paralizzano il traffico bloccando le corse degli autobus.

Verso le 14,50, si muovono per Via Tomacelli e a Piazza San Lorenzo in Lucina affrontano un gruppo di finanzieri: il lancio di mortaretti e petardi è contrastato con quello di lacrimogeni. La polizia prima arretra poi carica.

Alle 15 circa, giungono a Piazza Augusto Imperatore e qui prima danno fuoco a un compattatore dell’Ama e poi alzano barricate con i tavolini del ristorante “Gusto”.

Sono quasi le quattro del pomeriggio. I manifestanti si dirigono verso Piazza del Popolo, chi dalle vie interne, chi da Lungotevere. È la resa finale. Picconi, sampietrini, bastoni, spranghe, pali, manganelli, molotov, petardi, auto bruciate, pestaggi, cariche.. cittadini e turisti in fuga. Roma brucia per circa quattro ore: 97 feriti, di cui 57 poliziotti, 24 giovani arrestati, 17 denunciati e 16 milioni di danni calcolati dal Sindaco.

– Articolo commissionato e pubblicato –

(Foto AP/LA Presse)

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