Diritto e politica

Lega, sempre Lega!

Dal motto del 1983 “Roma ladrona, la Lega non perdona”, a quello degli scorsi mesi “S.P.Q.R., sono porci questi romani”, se c’è una certezza nel panorama politico italiano, questa è la Lega Nord.

La Lega (allora “Autonomista lombarda”) si costituisce ufficialmente il 12 aprile 1984. Tuttavia, è il 1989 l’anno fondamentale di questo movimento politico che, più di ogni altro, ha caratterizzato la vita della cosiddetta seconda Repubblica. Infatti, in quell’anno, fondendosi con altre associazioni autonomiste, viene lanciata nell’agone politico la Lega Nord. Fin da allora l’obiettivo è quello di “puntare alla leadership della vita politica italiana”, pur rimanendo all’opposizione. Due anni dopo, nel 1991, lo storico leader Umberto Bossi, presiede il primo congresso federale della Lega e lancia l’idea dell’Italia federalista, suddivisa in tre macro-regioni, sul presupposto che questa sia “l’unica soluzione per evitare che le tensioni economiche spezzino irrimediabilmente l’unità dello Stato”. Bossi accoglie, nei fatti, il pensiero di colui che sarà poi additato come l’ideologo del movimento, ovvero Gianfranco Miglio. Avvalorata da espressioni sempre molto colorite, nonché da peculiari visioni esposte da alcuni esponenti della Lega, la tesi dei commentatori politici di allora è che questo sia in realtà un tentativo discriminatorio ed egoista per dividere il Paese essenzialmente in due aree. Si tratterebbe, in altri termini, di un’operazione politica per liberare il nord dalla zavorra del sud e farlo decollare in solitaria, sia politicamente sia economicamente.

Le elezioni politiche del 1992 sono un successo per la lega che raggiunge quota 8,2% a livello nazionale, ma la prima grande conquista arriva l’anno successivo con lo scranno più alto di Palazzo Marino, mediante l’elezione di Marco Formentini a sindaco di Milano.

Nel 1994 la Lega Nord arriva al secondo congresso nazionale, ove si decide di approntare un programma per il governo del Paese, che tenga conto “della necessità di incrementare la libertà a livello istituzionale fino al federalismo e nell’economia fino al liberismo”. Si tratta della prima manifestazione programmatica di volontà governativa dell’intero Paese, in previsione delle imminenti elezioni politiche. Pochi mesi dopo, infatti, la Lega costituisce, assieme a Berlusconi, il cosiddetto Polo delle libertà. Il secondo a sua volta realizza con Fini il cosiddetto Polo del buon governo. Questo progetto, che ha in Berlusconi l’anello di congiunzione, più che essere una vera alleanza politica risulterà piuttosto un cartello elettorale contro il centro-sinistra. Tanto vero che, dopo solo otto mesi dalla vittoria, il primo Governo Berlusconi, nato con l’appoggio sia del Polo delle libertà, sia di quello del buon governo, cadrà per mano dello stesso Bossi.

Alle elezioni regionali del 1995, la Lega di Bossi ha la prima battuta di arresto: si presenta da sola e non va oltre il 6,6%. Alle politiche dell’anno dopo, la Lega rimarrà all’opposizione per la durata di tutta le tredicesima legislatura. Tuttavia, questo periodo consente a Bossi di darsi molto da fare: tra le altre cose, viene creato il Parlamento Padano, viene dichiarata l’indipendenza e la sovranità della Padania, è approvata la “Costituzione transitoria” di separazione, è costituita la Guardia Nazionale Padana, si elegge Miss Padania!

Nonostante, questo atteggiamento apparentemente secessionista, Bossi riapre il dialogo con Berlusconi e alle elezioni del 2001 la coalizione, che questa volta salda direttamente Bossi, Berlusconi, Fini e Casini in un unico progetto politico, vince e va al Governo del Paese. I commentatori si dividono su come valutare questa riunione, ovvero se sia stato Bossi a convergere sulle posizioni di Berlusconi o viceversa. Tuttavia, questa sarà la questione politica che maggiormente creerà tensioni con l’altro alleato di Berlusconi, ovvero Fini.

Il 2001 è un anno importante per la Lega che ottiene, sebbene non da essa predisposta, la riforma del Tutolo V della Costituzione, riconoscendo al più alto livello normativo il nuovo e rafforzato regionalismo italiano. Novità di cui la Lega può legittimamente compiacersi, perché frutto di un vento culturale, oltre che politico, che essa stessa ha colto e soffiato per prima.

Le elezioni politiche del 2006 e 2008, vedono la Lega ormai saldamente ancorata nel centro-destra, fermamente stabile sui suoi punti programmatici di forza, quali il federalismo, l’immigrazione e la sicurezza, l’aiuto alla libera impresa dei piccoli commercianti e artigiani, l’identità padana e cristiana.

Tutte battaglie queste che non sono mai mutate nel corso dei decenni. Sebbene siano cambiati i toni o le sfumature, la sostanza è rimasta sempre la stessa.

– Articolo commissionato e pubblicato –

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