Costume e società

Ruby: una “favola” moderna.

Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, le audaci imprese, io canto che furono ai nostri tempi oggetto di tanta passione e sofferenza. Questa è la storia epica, e allo stesso tempo burlesca, di tre eroi moderni che allietando ed emozionando la vita politica italiana degli ultimi mesi, ci hanno fatto capire quanto è grande il nostro Paese e ci hanno dato lustro a livello mondiale.

Onore, quindi alla Signorina, a Mister President e alla Pubblica accusa.

La Signorina, personaggio chiave della nostra storia, era una giovane, esotica e abbronzata ragazza. Costei, la cui stessa identità è stata oggetto di difficile determinazione da parte di molti, ebbe per sua sventura (o ventura, questo è presto per dirlo) di avere l’occasione di incontrare Mister President, l’uomo più potente d’Italia (in questa circostanza, tuttavia, risulta arduo circoscrivere l’area semantica del termine usato).

Le cronache raccontano che era una fresca notte di primavera quella tra il 26 e il 27 di maggio dello scorso anno. Venuto a conoscenza che la Signorina era stata fermata e condotta presso la Questura di Milano, Mister President fu costretto, mosso a compassione, a telefonare al Questore e palesargli tutta la sua verità, ovvero che la giovane ragazza fosse nipote del Sultano d’Egitto. Evidenti ragioni di interesse nazionale, nonché di buoni rapporti con il vicinato, richiedevano la massima delicatezza nell’affrontare la suddetta questione: la Signorina andava rilasciata immantinente e consegnata a una persona di sua fiducia che ne avrebbe garantito sia l’incolumità, sia la riservatezza. Infatti, solo qualche ora dopo, la Consigliera di Mister President (anch’essa donna giovane e carina) si prese carico della Signorina, finendo per sottrarla alle grinfie della sua acerrima rivale, ovvero la Pubblica accusa.

Qui corre l’obbligo di dare un rapido cenno circa quest’ultima.

Immagino conosciate tutti gli amori disperati, fatali, non corrisposti, quelli ben rappresentati anche nel film “Attrazione fatale”, con Michael Douglas e Glenn Close, per intenderci. Ebbene, Mister President era per la Pubblica accusa, quello che Michael era per Glenn: un amore folle, impossibile, appunto fatale. Da anni lo insidiava, senza che lui ricambiasse le medesime attenzioni. Anni di rifiuti, sberleffi e inutili tentativi di conquista avevano ridotto la poverina in uno stato pietoso: era ormai completamente rósa, ma oserei dire rossa, dalla passione e dalla gelosia. Dopo anni di paziente e costante lavoro sul proprio uomo, aveva in mano la sua principale rivale, decisamente più giovane, finanche troppo, che si era fatta inavvertitamente scappare.

Per nulla remissiva, ed anzi disposta ormai a tutto, da quel momento la Pubblica accusa diede inizio a un paziente lavoro di intercettazione dei due scandalosi amanti. Mercé tale certosina opera di raccolta dati, finì con il constatare che l’amato si era appartato con la rivale, nella lussuosa dimora di Arcore, in varie giornate comprese tra il 14 febbraio 2010 (San Valentino.. che romantico!) e il 2 maggio dello stesso anno, addirittura quando costei risultava non ancora maggiorenne.

La misura era colma. Il già sofferente cuore della Pubblica accusa non poteva più sopportare questa situazione.

Eppure si sa, la vendetta è un piatto che va consumato freddo.

Quindi, la Pubblica accusa rimase in silenzio per settimane e settimane, lavorando sul suo amato e l’inappellabile rivale (per ovvie ragioni, non è possibile in questa sede menzionare gli epiteti elargiti a quest’ultima, ma non è difficile immaginare quali siano i termini rivolti alla propria rivale da una donna ferita e tradita dal proprio uomo).

Passarono mesi. Giornate difficili per Mister President: tutto sembrava andare storto. Gli amici lo tradivano, i soliti nemici lo accerchiavano. La sua unica consolazione era la Signorina e le sue numerose amichette, giovani e carine, con le quali, come un fauno che rincorre le sue ninfe, si sollazzava nelle gelide notti di inverno. Proprio in quel mentre, la Pubblica accusa agiva sul suo punto debole, sui suoi momenti di pausa, sulla sua vita privata, sulla sua debolezza di uomo.

Arrivò così quel fatidico giorno del 14 gennaio 2011 nel quale la Pubblica accusa rese noto a tutti le sue sofferenze, la sua indignazione, il suo amore non corrisposto. Mister President venne accusato di prostituzione minorile e di aver abusato del suo potere per nascondere le sue malefatte. Nel calderone finirono anche gli amici più stretti, nonché la sua Consigliera. La Signorina era sulla bocca di tutti, fotografata su tutte le prime pagine dei giornali e presente in molti programmi televisivi. I dialoghi piccanti tra l’irresistibile fauno e le sue amorose ninfette riempivano pagine e pagine di tutti i nobili quotidiani italiani e non solo, nonché le pagine internet dei loro siti.

Mister President, addolorato e rammaricato, annunciò due giorni dopo al mondo intero che le accuse erano pretestuose, sollevate dalla solita Pubblica accusa che non riusciva a rassegnarsi all’eterno rifiuto. Non solo, di contro, egli stesso rese noto che era già felicemente impegnato con una bellissima quanto fantomatica fidanzata, la cui identità anche in questo caso risultava difficile reperire.

Gli amici di Mister President gli si strinsero attorno e lo difesero. Il 13 febbraio rigettarono la richiesta di autorizzazione a procedere che la Pubblica accusa aveva nel frattempo avanzato per portare a termine alcune sue indagini.

I nemici, al contrario, intorpiditi da un immobilismo intellettuale, si svegliarono di colpo e quasi increduli di essere stati serviti di quel cavallo di Troia ormai addirittura insperato vi si gettarono a capofitto per tentare l’ennesima spallata a Mister President. Nella domenica del 13 febbraio, le donne, giovani e carine, che simpatizzavano con la Pubblica accusa manifestarono indignate contro Mister President, a loro dire, uomo senza scrupoli che teorizzava e praticava la disciplina della donna oggetto.

Il 15 febbraio Mister President venne rinviato a giudizio con rito immediato per sussistenza di prove evidenti dal Gip del tribunale di Milano, donna giovane e carina. Non solo. A giudicare Mister President il 6 aprile successivo sarebbero state altre tre donne, giovani e carine.

Donne, ancora donne, sempre donne, nella vita di Mister President.

Un destino più che una libera scelta!

Nel frattempo, ancora un’altra donna piangeva, derisa e umiliata da tutti, sia dalla Signorina, sia da Mister President, sia dalla Pubblica accusa. Il mondo intero la guardava e la compativa. Una donna anch’essa bella, giovane e incolpevole… forse non del tutto. Il suo nome era Italia.

– Articolo commissionato e pubblicato –

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