Costume e società

La trasgressione di Milly.

Riuscite a immaginare Lady Gaga che canta e balla come ospite di Milly Carlucci, nel programma del sabato sera di Rai uno “Ballando con le stelle”? Ovviamente no. O almeno io stento a pensare a un connubio più curioso di questo, tra la principessina della trasgressione mondiale e il programma della tv italiana nel quale il massimo della perversione è un “poi” pronunciato con la dizione sbagliata dalla bella Milly.

No. Ballando con le stelle è un programma che ha in sé tutti gli anticorpi contro la trasgressione.. e persino Germanotta, enfant terrible dei nostri tempi, avrebbe la peggio.

Il programma dell’ammiraglia della Rai, che trae origine dal format della BBC1 “Strictly Come Dancing” (rete più tradizionalista al mondo è difficile trovare), è giunto alla sua settima edizione in modo pressoché invariato. Si tratta di una trasmissione ampiamente collaudata, che fila alla perfezione.

Stessa conduttrice, stessa band, soliti balli, medesima giuria, stessi insegnati e stessa gara di ballo tra dilettanti più o meno famosi. Anche quest’anno la struttura narrativa è semplice: dodici vip, con altrettanti  maestri, imparano, di settimana in settimana, a ballare al ritmo di brani celeberrimi, arrangiati secondo gli stili  musicali di ogni singola gara. Ogni sabato, i ballerini si cimentano in prove sempre più impegnative, quindi si sottopongono alla votazione di una giuria tanto battagliera quanto esigente. Alla fine di ogni serata, il televoto da casa decreta la coppia che dovrà lasciare il programma e in una gara a eliminazione sceglierà, alla fine delle dodici puntate, quella vincitrice. Il tutto è condotto in modo garbato e impeccabile, contornato da lustrini e pagliette che rendono l’ambiente vagamente glamour e scenografato in modo pomposo e celebrativo in onore del rito sempiterno del ballo di coppia.

Insomma, Milly Carlucci conduce “la” trasmissione per famiglie per eccellenza, dove figli, genitori e nonni si riuniscono il sabato sera, sotto il medesimo focolare, a tifare per la coppia di ballerini preferita. Non una parola fuori posto, non un atteggiamento fuori luogo, forse qualche polemica, ma calmierata al punto giusto: è il trionfo del perbenismo e dell’ordinario.

Eppure, a guardare bene, una trasgressione c’è.

In un panorama televisivo italiano come quello degli ultimi anni, ove le trasmissioni di punta (tranne rare eccezioni) ci mostrano famosi e non, spesso senza arte né parte, che danno il peggio di loro stessi, alla ricerca non del talento ma del sensazionalismo, un programma come quello della Carlucci è sì old fashion, ma anche terribilmente trasgressivo.

Cosa c’è di più controcorrente, infatti, in un mondo ove la trasgressione è all’ordine del giorno, del tornare a essere pacati, modesti e ordinari? Sì. “Ballando con le stelle” è davvero un programma “provocatoriamente trasgressivo” perché, nonostante tutto, punta dritto a quella parte dell’Italia che ancora esiste e che è disorientata da un nuovo costume, ormai dilagante, che non capisce e non condivide.

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