Costume e società

Dove va l’America

bandiera USA

Le aquile volano alto in USA

L’America è il Paese ove tradizione e progresso si mescolano sempre in modo tale che alla fine il secondo, anche se un passo alla volta, abbia la meglio sul primo.

Solo nel 2008 gli Stati Uniti d’America hanno eletto un nero come quarantaquattresimo Presidente della Repubblica. L’affluenza record (oltre il 65%, si noti che per l’elezione di Kennedy si fermò al 63%) ha allungato le code ai seggi e ha reso più lento lo spoglio dei suffragi, ritardando l’annuncio della vittoria del candidato democratico. Ad accoglierlo fu il suo predecessore, il repubblicano Bush, che disse: “tutti gli americani possono essere orgogliosi di avere fatto la storia… Accoglierò Obama alla Casa Bianca il prima possibile… Sarà uno spettacolo emozionante vedere Barack Obama, la moglie Michelle e le loro figlie meravigliose varcare la soglia della Casa Bianca. So che milioni di americani saranno pieni di orgoglio nel testimoniare questo momento così pieno di ispirazione che così tante persone hanno sognato così a lungo”. Parole che suonano come un sogno per noi italiani, che assistiamo ogni giorno alla costante delegittimazione dell’avversario.

Questo è il Paese nel quale solo fino al 1960 vigeva la segregazione razziale. Ove bianchi e neri non potevano condividere nulla, neppure un bagno pubblico. Eppure dopo neppure mezzo secolo quello stesso Paese ha eletto come Capo di Stato e di Governo un uomo nero sulla quarantina. Noi abbiamo difficoltà a eleggere una donna anche anziana, figuriamoci nera, avvenente e sotto i cinquant’anni.

Questo è il Paese nel quale nel 1978 fu assassinato il primo esponente politico omosessuale dichiarato eletto a una carica pubblica, Harvey Milk, e dopo circa trent’anni un altro Stato, importante come quello di New York, ha ammesso i matrimoni tra persone dello stesso sesso, con il benestare ufficiale e formale del Presidente Obama. In Italia, anche l’introduzione della semplice aggravante omofoba ai reati comuni è di impossibile approvazione.

Questo è anche il Paese nel quale alle prossime elezioni politiche del 2012 si potrebbero confrontare un nero e una donna, le parti tradizionalmente “deboli” del sistema. In Italia? Ci compiaciamo e finisce lì! Cosa mai potremo volere di più dalla nostra gerontocratica e magnifica classe politica?

Così, mentre noi ci affaccendiamo affannosamente a raccontare dei soliti noti della politica italiana, lo scorso 13 giugno ha fatto scalpore, più in Italia a dire il vero che altrove, la presenza di una certa Michele Bachmann, che al primo incontro televisivo tra i vari candidati alle primarie repubblicane ha sbaragliato i suoi competitors con lo slogan “Obama sarà il presidente di un solo mandato”.

All’età di 55 anni, la bella Michele Marie Bachman, di origini norvegesi e avvocato di grido, si divide tra il marito, cinque figli naturali, ventitre adottati e il suo pluriennale impegno politico. Nonostante i suoi notevoli impegni privati e pubblici, Wonder Bachmann ha, infatti, deciso di candidarsi alle primarie per diventare la prima presidentessa degli Stati Uniti d’America, con l’appoggio non indifferente del Tea Party, area più intransigente e conservatrice del partito repubblicano.

I sette candidati repubblicani che si sono confrontati in diretta sulla CNN (Rick Santorum, Michele Bachmann, Newt Gingrich, Mitt Romney, Ron Paul, Tim Pawlenty e Herman Cain), si sono divisi su alcune differenze di prospettiva per quel che riguarda la politica estera e l’economia, ma sono tutti graniticamente avversari dell’aborto, dei matrimoni gay, dell’eutanasia e in genere di quanto è percepito come “diabolico”. Ed è seguendo quest’onda integralistico-religiosa che Wonder Bachmann ha deciso di correre per la Casa Bianca opponendosi alle teorie sull’evoluzionismo, a ogni pensiero che non sia categoricamente pro-life, alle società multiculturali (“la Francia non è più dei francesi” ha di recente asserito), alle famiglie non biblicamente intese.

In effetti, però, non sono le posizioni politiche a stupire, quanto il modo di presentarle all’opinione pubblica. A ben vedere, infatti, siamo abituati a posizioni del genere provenienti dall’area della destra americana più conservatrice. Il Partito repubblicano sembra, tuttavia, aver colto il vento di novità che spira e aver imparato la lezione impartita dalle scorse presidenziali. Un uomo anziano come John McCain, benché con un passato rispettabile sia di militare sia di politico, non ha attirato le simpatie e i voti degli americani. Questi si sono riversati in gran massa sul “nuovo”, addirittura colorato di nero. Meglio, quindi, proporre qualcosa di decisamente innovativo e puntare su un nuovo colore, appunto il rosa. A veder bene, infatti, la novità risiede nel voler affidare la bandiera del conservatorismo intransigente a una delle parti sociali tradizionalmente più deboli.

Illuminanti sembrano le considerazioni di David Rosen, autore di Sex Scandals America: Politics & the Ritual of Public Shaming (Key, 2009). Le prossime elezioni “saranno un replay del 2008, ma con un esito forse diverso, dovuto in gran parte alla presenza delle sexy sisters, le donne nuove repubblicane, rappresentate da personaggi quali Sarah Palin, Christine O’Donnell, Nikki Haley e Michele Bachmann”. Tutte donne repubblicane dall’accento fortemente conservatore.

La nuova donna repubblicana stile “Palin” è sicura di sé, ha un’istruzione universitaria, una carriera professionale alle spalle, é spesso sposata, con figli. Queste leader sono ben lontane dalle lotte femministe: esse abbracciano valori “tradizionali”, fino a proporsi come delle fondamentaliste religiose. Cercano di preservare il mito della famiglia patriarcale, che in America (come altrove, nel mondo occidentale) si va via via dissolvendo, oltre che il potere economico, e sessuale, del marito.

In effetti, già nel 2008 ci provò Sarah Palin (e ancora non sappiamo se si ricandiderà alle prossime elezioni), ma non è l’unica. Tra le altre ci sono Christine O’Donnell che si è spesa perché la masturbazione venga considerata fuori legge, così come la pornografia e l’uso del preservativo; Sharron Angle, non solo anti-Viagra (che “serve ai pedofili per molestare i giovani”), ma anche anti-mammografia coperta dalle assicurazioni mediche e si oppone all’aborto, anche nel caso delle minorenni, delle donne stuprate o dell’incesto, nella convinzione che “Dio abbia un piano e uno scopo per ciascuno e che possa intercedere in tutti i tipi di situazioni”. Infine, Wonder Bachmann, figlia di quel femminismo che essa stessa deplora, ha, tra le altre cose, recentemente inveito contro il piano sanitario di Obama e i suoi programmi di educazione sessuale.

Va aggiunto che, dati elettorali alla mano, la “nuova” donna repubblicana è eletta prevalentemente da maschi bianchi, interessati a conservare i valori tradizionali, patriarcali e il ruolo dominante del maschio in un’epoca post-femminista. Sembra che nella campagna 2008, infatti, Wonder Bachmann abbia ricevuto il sostegno del 49% degli uomini e del 42% delle donne, mentre quest’anno, abbia ottenuto il sostegno del 56% degli uomini contro solo il 39% delle donne.

L’idea dei repubblicani americani sembra, dunque, quella di presentare una candidata tipo Wonder Bachmann, a sua volta evidente clone dell’altrettanto Wonder Palin, nel tentativo di contemperare passato e presente. È necessario, infatti, dare una risposta alla fondamentale contraddizione che l’elettorato cristiano e conservatore americano sta vivendo: la crescente impotenza socio-economica maschile e la contestuale affermazione femminile, il tutto nella direttrice cardine del conservatorismo religioso.

-Articolo commissionato e pubblicato-

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