Costume e società

Roma chiama Londra.. desperately! (Il frammento di una vacanza)

Esco di casa per tornare a Roma. Mi reco alla stazione della metro Stamford Brook (zona 2) per raggiungere Heathrow (zona 6). Ho con me una valigia. Farò un cambio ad Acton Town: scenderò dalla District line per prendere la Piccadilly line che mi porterà fin dentro l’aeroporto. Il taxi costa troppo, avevo deciso di andare in metropolitana. Il biglietto della metro viene qualcosa meno di 5 sterline, con la Oyster Card (gratuita e che consente di viaggiare a un prezzo scontato). Mostro la tessera all’addetto della stazione che, vedendomi con una valigia, viene subito ad aprire la porta più grande, riservata a chi ha bagagli.  Salgo sopra, ai binari, con un “non vedente”, accompagnato personalmente da un altro addetto dei servizi metropolitani di Londra. La metro passa dopo 5 minuti, alle 11 del mattino. La prendo assieme al tipo non vendente. Scendo ad Acton Town e, con me, anche il tipo di prima. Lo aspetta un nuovo addetto della metro per prelevarlo e accompagnarlo fuori della stazione. Io, invece, rimango sulla stessa banchina e mi reco al binario opposto. Aspetto il treno della Piccadilly line. Passa dopo due minuti. Non è quello che va al terminal quattro. Aspetto il successivo che passa dopo altri cinque: è quello giusto e lo prendo. Mi siedo su una delle poltroncine di velluto colorato e leggo il quotidiano lasciato sulla seduta. Arrivo in meno di un’ora all’aeroporto, alle 12 circa. Salgo con l’ascensore e subito mi trovo all’accettazione bagagli. Alle 13,30 l’aereo decolla.

Atterro a Roma in orario. Effettuato il controllo del passaporto, mi reco subito a ritirare il bagaglio. Sul visore c’è scritto nastro numero 3. Aspetto mezz’ora, ma della mia valigia non c’è traccia. Mi preoccupo, poi mi accorgo che sono in buona compagnia: nessuno degli altri compagni di viaggio l’ha ritirata. Ci guardiamo e cominciamo a innervosirci, quando una voce metallica ci avverte che per i nostri bagagli, bisogna recarsi al nastro numero 5. Come una carovana ci spostiamo in massa. Cominciano a uscire valige con l’adesivo identificativo del nostro volo e io sono pure fortunato. È una delle prime. Meno male! La prendo e corro verso il Leonardo Express. Avrei desiderato trovare un carrello, ma non c’è. Invece, si avvicinano alcuni individui che dicono da fare lo stesso servizio.. a pagamento. Rinuncio e me la faccio trascinando la valigia, per almeno venti minuti. Giunto, stento a trovare la biglietteria, ma alla fine la trovo: quattordici euro il biglietto! Lo compro e mi reco a uno dei binari dove si è già formata una grande folla indistinta, con accenti italiani e non. Arriva il treno. Si ferma. Le porte non si aprono. Aspettiamo pazienti. Passa una decina di minuti e finalmente le porte si aprono… ma immediatamente si richiudono. Interdetti, ci guardiamo. Si riaprono.. e si richiudono. Si aprono ancora e.. si richiudono di nuovo! I primi della fila.. no del gruppo, tentano di impedire la richiusura. Si oppongono con forza e provano a far passare le valige che rimangono incastrate per metà dentro e metà fuori dal treno. Mentre le porte continuano ad aprirsi e a richiudersi, la gente riesce a far entrare, piano piano, qualche valigia. Il gruppo prima si guarda stupito, poi rumoreggia, alla fine ride. “Roma”, “Italy”.. e giù grasse risate! Dopo qualche strattone e piccola contusione, le porte riescono a rimanere aperte, senza richiudersi prima del previsto. Salgo anche io sul terno, cerco un posto con una seduta pulita, integra e non maleodorante. Non la trovo. Mi siedo comunque nel primo posto libero che trovo. Arrivo a Termini con circa venti minuti di ritardo, quel tempo che abbiamo atteso affinché le porte ci permettessero di entrare. Prendo la linea b della metro (1 euro) e rientro a casa. Solo qui mi accorgo di non aver timbrato il biglietto del Leonardo Express. Mi domando solo ora dove fossero le obliteratrici.. proprio non ricordo di averle viste. Poi sorrido anche io: welcome back to Rome!

– Articolo commissionato e pubblicato –

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3 thoughts on “Roma chiama Londra.. desperately! (Il frammento di una vacanza)

  1. Come mi piace! ho delle esperienze simili, venendo sempre da New-York, dove tutto è organizzato e previsto. Arrivare a Roma vuol dire arrivare in un altro mondo, un mondo di cose non previste e non organizzate, ma con tanto fascino! Ho letto tutto con molta tenerezza perché mi piace la fantasia e il “caos
    organizzato” dove al fine le cose funzionanno più o meno!! Dobbiamo imparare a sorridere,ad aspettare chiacchierando con gli altri, a bere un caffè e poi, le porte si aprirono , il treno partirà e tutti avremo un’anedotta da raccontare a casa.E bella l’Italia ed è bella Roma!!!
    D.

  2. Se ti può consolare le ferrovie welsh sono moolto moolto peggio.
    Quando mi trovavo a Cardiff per andare a Bristol ho fatto i numeri per salire su un treno.
    Apice di tutto, essere sul binario uno e dover correre in 30 secondi al binario 2…..cosa li collegava? Un ponte sopraelevato costituito da due rampe di scale..oppure un sotterraneo sempre con due rampe di scale. Ti assicuro che pur essendo in due è moolto difficile non inciampare con un trolley , uno zaino e un borsone a testa. Ironia volle, che appena salite , sentendo le nostre chiacchere un ragazzo ci disse magra consolazione.

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