Ipse dixit

Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Signor Presidente della Repubblica può cortesemente rispondere a queste poche domande? Come mai, nonostante il Suo incisivo intervento sulla scena politica italiana, finalizzato, come Ella ci ha chiaramente spiegato, alla salvaguardia del nostro Paese, la situazione economica non pare affatto migliorata? Come mai la belva (ovvero l’innominabile spread di cui nulla si sapeva fino a qualche mese fa, mentre oggi è l’incubo notturno e diurno di tutti gli italiani) continua a correre come una scheggia impazzita, senza arrestarsi neppure di fronte a Dracula, ovvero un Governo di tecnici e banchieri capeggiati da un rispettabilissimo signore dall’aplomb così british, che ci ha imposto una finanziaria di lacrime e sangue? Come mai la Spagna, che, a detta di illustri economisti, starebbe peggio di noi, si è addirittura permessa di andare a votare e oggi la sua belva inseguitrice è meno feroce della nostra? Non ci aveva forse detto che il voto sarebbe stato una catastrofe per il nostro Paese?

Signor Presidente, Ella è il Capo dello Stato, il Primo cittadino, il Capo delle forze armate, il Primo magistrato, il Garante della Costituzione, ma, allo stesso tempo, è giuridicamente irresponsabile. Non nel senso che combini guai, ma in quello per il quale sulla Sua persona non può ricadere alcun giudizio politico/giuridico. I Suoi atti, infatti, sono controfirmati dal Governo, perché è questo che, in ultima istanza, si assume la responsabilità del Suo operato. Il Governo poi risponde al Parlamento e questo all’elettorato. Ecco il circolo virtuoso della democrazia.

Signor Presidente, tutto ciò non per un capriccio della sorte accanitasi sulla Sua persona, ma perché i mitici costituenti hanno voluto un Presidente non eletto dal popolo, bensì dal Parlamento, ovvero una legittimazione indiretta. Si dirà che anche il Governo si trova in questa stessa situazione, perché anche questo non è eletto direttamente dal popolo (già, nonostante i nomi che nel recente passato sono comparsi sulle schede elettorali, del tipo Berlusconi o Prodi for President, non abbiamo, almeno nella forma, ancora legittimato la democrazia diretta). Tuttavia, la differenza di situazioni è notevole. Il Governo deve godere costantemente della fiducia del Parlamento e, infatti, decade al momento in cui finisce la legislatura e può essere sottoposto a sfiducia in qualsiasi momento. Ella, invece, non dipende direttamente dal Parlamento, tanto che è stato eletto addirittura in un’altra legislatura, e non necessita di alcuna fiducia da parte di quest’ultimo. Ella è solo responsabile per “alto tradimento” e “attentato alla Costituzione”, Ella gode, nei fatti, del cosiddetto lodo Alfano, unico caso, dopo la bocciatura dello stesso da parte della Corte costituzionale, di totale immunità e impunità.

Signor Presidente, i mitici costituenti, quelli della Costituzione targata 1948, quelli che ogni volta che li nomini ti devi sciacquare prima la bocca almeno un paio di volte, volevano che la politica si facesse nel Parlamento e solo lì. Avevano immaginato un bicameralismo perfetto perché le decisioni fossero particolarmente ponderare prima di essere assunte. Avevano immaginato un sistema talmente imbrigliato che lo spettro di Mussolini si ergeva sorridente e forse lo fa tutt’ora. Ma naturalmente Ella conosce queste cose molto bene e probabilmente risponderà che oggi tutto è cambiato. Dirà che ormai siamo abituati a Presidenti che hanno accentuato la loro funzione oltre quella originaria, basta ricordare Ciampi, Scalfaro, Cossiga, finanche Pertini. Tutti Presidenti che hanno contribuito a rendere la Costituzione sostanziale (così i giuristi la chiamano per differenziarla dall’immobilismo formale che ci attanaglia) più attuale e forse anche funzionale.

Tutto vero, Signor Presidente. Ed, infatti, Ella ha condotto con mirabile destrezza la crisi del Governo Berlusconi. La belva correva oltre le 500 unità quando tutti ci dicevano che quel gran clown di Silvio non era più in grado di salvarci dal fallimento (de fault dicono gli addetti ai lavori, che evidentemente amano poco la nostra lingua), che anzi era proprio Silvio che ci stava portando a fondo, che per amor di Patria dovevamo tutti intonare il leitmotiv “Silvio lascia!”. Alla fine, obtorto collo, Silvio ha lasciato il 12 novembre. Ella, con qualche giorno di anticipo, il 9 novembre per l’esattezza, ha nominato Mario Monti senatore a vita. Qui sorge l’ulteriore domanda: non perché Monti non abbia illustrato la Patria per altissimi meriti in campo scientifico e sociale, come Ella ha giustificato la nomina, ma era proprio necessario un altro parlamentare nell’era dei sacrifici? È giunta voce che lo abbia fatto per evitare che il Governo apparisse non parlamentare o troppo tecnico. Se questa davvero fosse stata l’intenzione, una nomina dall’alto non aiuta a dimostrare la democraticità di un Governo, non crede? Lascia solo perplessi e confusi gli italiani che ancora una volta dovranno pagare l’ennesimo soggetto della Casta più odiata.

Signor Presidente, con le dimissioni di Silvio Berlusconi in mano e il neo nominato senatore a vita Mario Monti al Suo fianco, con una maggioranza che chiedeva incredibilmente le elezioni (pur avendo tutti i sondaggi contro) e un’opposizione che non le chiedeva, altrettanto incredibilmente (avendo tutti i sondaggi a favore), Ella ci ha detto che andare al voto sarebbe stato una follia, che la belva non avrebbe atteso tanto tempo, che ci avrebbe azzannato al collo in modo definitivo, che c’era la necessità di dare una risposta concreta per mostrare ai mercati e all’Europa di che pasta sia fatta l’Italia. Così ha nominato Mario Monti Presidente del Consiglio e il Parlamento nella sua grande maggioranza l’ha seguita. Super Mario ha tirato fuori dal suo cassetto una finanziaria che è fatta tutta di tasse e.. tasse. Ha messo mano nelle tasche degli italiani senza ridurre la spesa e senza riuscire a toccare alcuna casta, neppure quella dei parlamentari, che invece di dare il buon esempio si è lamentata dell’invasione di campo e segnatamente ha voluto riaffermare quella supremazia del Parlamento di cui si diceva prima (alla fine se la sono ricordata. Solo ora e solo per queste cosucce di poca importanza che il Parlamento orgogliosamente è tornato a far sentire la sua voce). Eppure, Ella, dopo aver gestito questo transito non si è più fatto sentire. Forse perché non è nelle funzioni del Presidente della Repubblica farlo?

Signor Presidente, parliamoci chiaro. Lasciamo la retorica ai politici di professione e i bizantinismi ai giuristi asserviti. Ella, come capo delle forze armate, ha deciso di combattere la guerra che si sta compiendo sopra le nostre teste. Ha deciso di provare a dare una risposta all’attacco deciso, imperioso e stupefacente che i poteri internazionali, non meglio qualificabili, hanno deciso di sferrare al nostro Paese. Encomiabile tentativo. Eppure, abbiamo tutti difficoltà a capire cosa stia succedendo, perché stia accadendo solo ora e cosa si possa fare per evitare il peggio. Nessuno ci spiega il perché e come mai tutto sia così precipitato solo nei nostri riguardi; molti aggiungono stupiti che altri Paesi molto più deboli del nostro avrebbero dovuto avere un riguardo del genere, mentre così non è accaduto. C’è chi dice che l’Italia è sotto attacco, che lo è da anni, da quando le nostre industrie migliori sono lentamente e silenziosamente passate in mano straniera (non è chi non veda come aziende di ogni genere – alimentari, creditizie, di servizi pubblici – siano state vendute, anche malamente, ad altre aziende straniere).

Signor Presidente, Ella ha provato con Monti. E Monti ci ha provato con una finanziaria durissima, che abbiamo tutti accettato con un atteggiamento così stoico che è quasi da dire non sia da noi italiani. Dovrebbe quasi esserne fiero. La nostra brava classe politica ha forse trovato questo escamotage per imporci sacrifici senza responsabilità? Di chi è figlia questa finanziaria? Adesso tutti corrono a prenderne le distanze, eppure come ha detto lo stesso Monti in Parlamento, in separata sede, sono lì che gli dicono: vai avanti Super Mario, che noi queste cose non potremo mai farle! Eppure la belva è tornata a correre. Non sembra che la cosa sia servita a molto. Non sembra che la colpa di tutto fosse del clown Silvio. Non sembra che un uomo rispettabile come Monti abbia fatto la differenza. Non sembra che averlo nominato senatore a vita gli abbia conferito una legittimità democratica maggiore (forse perché sarebbe stato meglio che fosse stato eletto dal popolo?). Non sembra che una finanziaria durissima abbia aiutato. Nulla di ciò che è accaduto in queste ultime settimane sembra aver cambiato la situazione, salvo il fatto che non si fa più terrorismo giornalistico e, quindi, sembra che tiri un’aria migliore.

Allora qual è la verità, Signor Presidente? Ella è il nostro Primo Cittadino. Ha deciso di essere un presidente forte, di assumersi la responsabilità di un Governo del Presidente. Giuridicamente sarà anche irresponsabile, ma davanti ai nostri occhi lo è terribilmente. Ella ha deciso di sospendere la democrazia di questo Paese, perché nella sostanza ci ha detto che siamo in guerra. Eppure, non ha funzionato. Il sospetto forte che si ha è che il clown non fosse solo, che questa classe politica sia totalmente incapace di capire cosa stia succedendo, che sia totalmente inabile a trovare le soluzioni, che sia totalmente impresentabile agli occhi dell’Europa, che lì sappiano benissimo, anche più di noi, che se cambi Silvio con Mario, è solo un restyling cui sono abituati e non ci cascano più.

Non è che, invece, fareste bene ad andarvene tutti allegramente a casa? Ecco Signor Presidente, per carità di Patria, lasciate quelle poltrone e andate tutti a casa.

– Articolo commissionato e pubblicato –

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