Diritto e politica

Il Governo Monti è di destra?

monti di destra?Tutti noi ce la prendiamo con la storia, ma io dico che la colpa è nostra: è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra. Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…” Così esordiva Giorgio Gaber in una sua celebre e, a quanto pare, molto attuale canzone. La domanda sembra oggi porsi da più parti per il Governo Monti. Se lo domandano, e ce lo domandiamo, perché, come abbiamo già detto in passato, sempre su queste pagine, è nato con un peccato originale, ovvero quello di essere stato voluto dal Capo dello Stato, senza ricevere santificazione popolare. Per questo ci si chiede: ma è di destra? O è di sinistra?

 

Fare il bagno nella vasca è di destra, far la doccia invece è di sinistra”, proseguiva Gaber. In effetti, semplificherebbe, e di molto, rispondere al quesito che arrovella i politologi italiani, in queste settimane, chiedere direttamente al signor Mario Monti come usa lavarsi al mattino. Al contrario, per rispondere compiutamente a questa domanda bisognerebbe definire cosa si debba intendere per destra e quindi per sinistra, sul presupposto che siano davvero l’uno il contrario dell’altro e soprattutto, definirle non tanto in termini astratti e generici, ma contestualizzarli a oggi.

 

Tecnicamente, la destra e la sinistra sono tali solo perché fanno riferimento agli scranni occupati in Parlamento dalle due fazioni politiche che si sono opposte all’elezioni. Più ci si avvicina al centro, più sfumati sono i contrasti, che invece si acuiscono tra le ali estreme. Questo, di per sé, ci aiuta a dire che ci sarà sempre una destra e una sinistra, fintanto che esisterà un parlamento, ma, allo stesso tempo, che sono simboli privi di un loro significato intrinseco, perché vanno sempre storicizzati.

 

Il pomo della discordia è quella benedetta (o maledetta, a seconda dei punti di vista) proprietà privata. Su di essa si sono contrapposti due secoli e le loro ideologie. Da un lato, l’impostazione ottocentesca che rimarcava il rapporto naturale esistente tra l’uomo e la sua proprietà (laddove l’economia di allora era essenzialmente contadina). Si trattava, infatti, del riscatto del suddito dal monarca. La proprietà del proprio appezzamento di terra consentiva l’autonomia e l’indipendenza dell’uomo dallo stato di sudditanza, quello che in pratica ha permesso a tutti noi di diventare cittadini. Quel diritto rappresentò, per la nostra storia moderna, il principale atto di libertà, che ha minato definitivamente le basi dell’economia e della società feudale. Dall’altro lato, l’impostazione del secolo successivo che, a seguito della relativa rivoluzione che trasforma l’economia da contadina a industriale, vede la proprietà come uno strumento per creare ricchezza per coloro che l’avevano e di servitù per quelli che non la possedevano. Di qui l’idea, tutta novecentesca, della doppia funzione della proprietà: sia individuale sia sociale. In altri termini, la proprietà privata veniva considerata sia come strumento di libertà per il suo titolare, sia come mezzo mediante il quale lo Stato (oltre che mediante i suoi beni) conseguiva i propri fini di carattere sociale.

 

Nel campo delle realizzazioni pratiche, quindi, si è andati dal liberismo, successivo alla rivoluzione francese, nel quale la funzione sociale della proprietà era pressoché inesistente; per finire in ordinamenti più recenti nei quali, tra i fini propri dello Stato, v’era la direzione e il controllo della vita economica nazionale (come si rinviene ancora oggi nella nostra attuale Costituzione figlia del 1948); passando in particolare per quei sistemi radicali, ispirati dalle dottrine socialiste, ove la proprietà privata, se non proprio abolita, ha assunto una funzione tale da trasformare il suo titolare in una sorta di gestore dell’interesse pubblico. Vi rientra in quest’ultima categoria il comunismo, ma anche, per certi aspetti, il fascismo, che molto impropriamente si definisce di destra (se non per il fatto che, all’inizio, sedeva a destra del semi cerchio parlamentare), perché entrambi si opponevano ai regimi liberali e a quella categoria sociale che ne era il perno, la borghesia originariamente progressista.

 

Tutto il vecchio moralismo è di sinistra la mancanza di morale è a destra anche il Papa ultimamente è un po’ a sinistra, è il demonio che ora è andato a destra”. In tutto questo si è inserito il rapporto con la religione, in particolare in Italia, con la Chiesa cattolica, tanto bastonata dalla destra storica (liberale di fine ottocento), coccolata da Benito Mussolini e avversata dai mangiapreti rossi (più per contrasto al primo, che per vera convinzione) e, infine, dominante le sorti dell’Italia repubblicana, prima con un proprio partito, oggi in tutti i partiti, chi più chi meno.

 

“Il pensiero liberale è di destra, ora è buono anche per la sinistra”. Con il crollo del muro di Berlino sono anche cadute le grandi ideologie (grandi, non perché fossero necessariamente buone, ma perché hanno dominato il secolo breve) e siamo quindi approdati al ventennio Berlusconiano, dove la sinistra non ha mai smesso di cercare se stessa e la destra, credendo di aver vinto, non si è mai posta il problema. Ciò che ne è conseguito è una gran confusione politica, ideologica e grandi rovesciamenti, che avevano colpito anche il signor G, già nell’ormai lontano 1994.

 

Se questi sono i presupposti, possiamo ora rispondere alla domanda originaria che affligge il mondo politico di oggi? Possiamo cioè asserire, senza tema di smentita, che il Governo del signor Mario Monti è di destra?

 

Monti ha, di recente, tagliato il traguardo dei cento giorni. Ha provveduto alla riforma delle pensioni e ciò è stata definita come una cosa di destra, ma allo stesso tempo ha introdotto la patrimoniale con l’Imu (che ha sostituito e incrementato il valore della vecchia ici) e ciò è stato considerato come una cosa di sinistra. Ha imposto l’Imu anche alla Chiesa e ciò sembrerebbe (oggi, perché non fu così in passato prima di Mussolini) una cosa di sinistra, mentre è impegnato sulla riforma del lavoro che sembra una cosa di destra. Sta combattendo l’evasione fiscale e ciò dovrebbe essere di destra e di sinistra (almeno lo speriamo). Però, non ha ancora tagliato le spese dello Stato come sembrerebbe richiesto da destra, ma allo stesso non ha ancora tagliato gli stipendi folli dei manager di Stato come sembrerebbe voluto da sinistra. Poi vedremo come andrà a finire nei prossimi mesi, per ora è difficile dire quale sia l’idea di Italia che questo Governo sta perseguendo. Come lo stesso Monti ha asserito più volte, il Governo si è preoccupato di tirar fuori il Paese dalla burrasca e, almeno su questo punto, la situazione generale sembra dargli ragione. Tuttavia, non siamo ancora fuori dalla crisi. Lo dice Monti stesso, lo dicono gli specialisti e gli indici economici. Il processo di riforma di questo Paese è solo all’inizio e l’obiettivo va perseguito senza tentennamenti.

 

La verità sembra essere che tutti, ora, cercano di accaparrarsi i meriti dell’operato del Governo. Veltroni lo ha fatto per la sinistra, Berlusconi lo fa per la destra. Casini lo fa per se stesso. Tra un anno ci saranno le elezioni (lo speriamo vivamente! Che non ci siano altre scuse o altri terrorismi per impedirci di esercitare questo sacro diritto laico, che dovrebbe essere di destra come di sinistra) e si pensa ancora a Monti, magari con una grande coalizione. Perché stando ai sondaggi, questo Governo piace. Al di là dell’idea che sia di destra o di sinistra, almeno il signor Mario Monti qualcosa ha fatto. Ha fatto più lui in qualche mese che Berlusconi o Prodi in anni. Questo Governo ha dimostrato che si può fare qualcosa. Ha dimostrato ancora una volta, che la politica serve (perché anche se tecnico, ogni governo è politico), mentre non ci servono i politici di professione. Monti risulta avere un grosso consenso non perché sia simpatico, né perché sia bello, ma perché fa. Incredibilmente, riesce a fare. E piace, non per quel che fa (perché gli italiani non sono masochisti), ma per come lo fa. Perché ha il coraggio di scontentare, ha il coraggio di andare avanti, di non fermarsi di fronte ai mille no tipicamente italici. Certo, lo ripetiamo, è solo all’inizio e molto probabilmente un anno non è sufficiente a riformare efficacemente il Paese, anche con scelte impopolari. E forse è proprio per questo che lo vogliono ancora lì dopo il 2013.

 

Se essere di destra o di sinistra significa non fare, allora sembra che gli italiani preferiscano il fare, non meglio qualificato, di Monti. “Destra-sinistra, destra-sinistra, destra-sinistra, destra-sinistra, destra-sinistra.

Basta!”.

– Articolo commissionato e pubblicato –

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...