Ipse dixit

Ancora il sistema elettorale. Un modo per tutelare il Paese o i partiti?

Il sistema elettorale sembra essere, ormai da decenni, l’unica, tra le mille riforme di cui avrebbe bisogno il Paese, che la nostra classe politica riesca ad adottare.

Tutto cominciò dal famoso e ormai lontano referendum Segni. Quello con il quale si fece in modo di annullare l’effetto proporzionalista della vecchia legge elettorale. Perché sebbene il proporzionale garantisse la massima rappresentatività di tutte le forze politiche in Parlamento, non consentiva altresì di determinare una chiara e netta maggioranza che sostenesse un Governo duraturo.

Sgombriamo subito il campo da un dubbio: il sistema elettorale serve solo a eleggere i rappresentati del Parlamento, possibilmente la maggioranza di governo, ma di per sé non elegge né il Governo, né il suo Primo Ministro, né il Presidente della Repubblica. Per rendere tutto ciò possibile c’è bisogno di una riforma istituzionale. E, infatti, a un buon sistema elettorale si chiede essenzialmente una cosa sola, bilanciare due interessi di pari livello: la rappresentatività da un lato e la governabilità dall’altro. Nulla di più, nulla di meno. Laddove si ricordi che per rappresentatività s’intende la necessità che nel Parlamento si configuri, per quanto possibile, l’orientamento politico complessivo del Paese e per governabilità la possibilità che dalle elezioni politiche esca una maggioranza chiara e forte che appoggi un Governo per l’intera legislatura e gli consenta quindi di attuare il programma politico con cui si è presentato agli elettori.

I modelli di riferimento sono due: il sistema maggioritario e quello proporzionale. Il primo prevede un numero di seggi pari ai collegi, di modo che gli elettori di ogni singolo collegio abbiano il proprio rappresentante in Parlamento. Il secondo, invece, prevede una rappresentanza in Parlamento pari, in percentuale, a quella che è nel Paese. Tra di loro mille varianti, con le quali si cerca di temperare gli svantaggi dell’uno e dell’altro sistema. Con il proporzionale, infatti, è difficile ottenere la governabilità, mentre con il maggioritario è meno garantita la rappresentatività anche delle forze politiche minori.

Ma torniamo alla storia d’Italia degli ultimi due decenni.

A seguito di quel referendum proposto da Segni (che avrebbe condotto il Paese a un maggioritario uninominale secco, di tipo americano) le forze politiche di allora si affrettarono a emanare una nuova legge che ne annacquasse la portata innovativa. In altri termini, si disse che il nostro Paese non era pronto a seguire gli Stati Uniti d’America (ove nella sostanza esistono solo due partiti). Da noi andava tutelata quella “ricchezza politica” che ci aveva caratterizzato dal dopo guerra in avanti (una ricchezza che viene da pensare fosse solo per i partiti che finanziavamo e finanziamo tutt’ora, non certo per noi, che oltretutto ogni volta che ci troviamo in difficoltà, in cui quella stessa classe politica ci ha messo, dobbiamo avvalerci di tecnici apartitici che li risolvano).

Eppure i maligni (gente qualunquista, si sa) già allora sostenevano che i partiti avevano solo una gran paura di scomparire e con essi gli uomini politici che non avrebbero trovato altro collocamento lavorativo (come spiegarlo ai giovani di oggi che si sentono dire che devono abituarsi alla flessibilità, quando abbiamo i nostri politici che sono lì da una vita intera).

Sicché inventarono il mattarellum (ma perché le porcate hanno sempre un nome alla latina? Ricorda tanto il latinorum del manzoniano Azzeccagarbugli), ovvero un sistema che non era né carne né pesce. Si trattava di un modello misto, per lo più maggioritario (per il 75% dei seggi) e per lo meno proporzionale (25%). Tuttavia, mediante il meccanismo dello scorporo (d’impossibile spiegazione ai non tecnici) si finiva con il favorire i partiti perdenti nei collegi uninominali, al fine di consentire il loro ingresso in Parlamento mediante la quota proporzionale (ciò che non entra dalla porta, in Italia entra spesso dalla finestra). In altri termini, lo scorporo era un meccanismo per favorire la rappresentatività a scapito della governabilità. I soliti maligni (di cui sopra) pensavano, inoltre, che fosse per favorire quei partiti che erano a rischio di non rielezione.

Ovviamente cominciarono i problemi. E, sin da allora, i partiti (che si ricordi avversarono tutti il referendum Segni) cominciarono a dire che il sistema bipolare in Italia non era attuabile, che stava dando pessimi risultati e che, quindi, il maggioritario non aveva dato i frutti sperati. Peccato che il mattarellum non sia mai stato un sistema veramente maggioritario. Di fronte alle porcate, si sono mai visti i successi?

Tuttavia, l’attrazione fatale, mai sopita, per il proporzionale continuava a spingere i partiti. E alla fine dopo qualche anno riuscirono nel loro intento: cancellarlo. Nacque così il porcellum (altra mezza porcata) con il quale si tornò al proporzionale con sbarramento, premio di maggioranza e liste bloccate. L’elettore, cioè, è chiamato a esprimere solo la preferenza per il partito e i candidati sono eletti secondo l’ordine di presentazione (preconfezionato dal partito) in base ai seggi ottenuti dalla singola lista. Sono previste soglie di sbarramento che risultano più alte se il singolo partito corre da solo piuttosto che in una coalizione. Alla coalizione (o al singolo partito, ma ciò è improbabile) più votata è attribuito un premio di maggioranza.

A dirla tutta, il porcellum ha dato migliore prova di sé di quanto non abbia fatto il mattarellum e, soprattutto, di quanto non si voglia ammettere. Le ultime elezioni, infatti, si sono concluse con una schiacciante vittoria di una delle coalizioni. Poi è stata la stessa coalizione vincente a sfasciarsi al suo interno, causa divergenze tra i partiti. Già, ancora una volta, la responsabilità è dei partiti.

Allora perché attribuire la colpa al sistema elettorale? Anche il leit motiv che ci accompagna da qualche tempo sulle liste bloccate è pretestuoso. Si bloccarono le liste già con il primo referendum Segni, perché si era dimostrato che fosse un modo per consentire alle organizzazioni criminali di controllare il voto. La verità è che se ci fossero partiti che servano a selezionare per davvero la nuova classe dirigente del Paese, la lista bloccata non sarebbe un problema. Che differenza passa, in realtà, tra le tanto decantate primarie e la lista bloccata? Basterebbe creare un sistema virtuoso interno ai partiti di elezioni primarie dei propri candidati per definire le liste elettorali. E’, invece, l’impresentabilità di alcuni candidati a gridare vendetta. Non è, quindi, ancora una volta il sistema a non funzionare, ma i nostri partiti.

Oggi, però, quegli stessi partiti propongono un’ennesima riforma, che non solo ci riporti al proporzionale, ma che elimini la possibilità che siano gli elettori a determinare chi deve governare. Infatti, la proposta ABC (Alfano, Bersani, Casini) è un pieno ritorno al proporzionale con soglie di esclusione, mini premio di maggioranza e il diritto di tribuna per i partiti più piccoli. L’effetto più manifesto è che in questo modo si tornerà alla possibilità (pre-referendum Segni) che non siano gli elettori a determinare le maggioranze, ma i partiti – a mani sciolte – in Parlamento, dopo le elezioni. Però, ci diranno, avremo “scelto” i nostri eletti.

Insomma, le abbiamo provate tutte, ma nessuna sembra funzionare. Qualunque sia il sistema elettorale prescelto, le cose non cambiano perché sono sempre questi gli uomini politici. Allora, la vera riforma elettorale è un’altra ed è semplicissima: nessuno può essere eletto per più di due mandati. Noi lo abbiamo già detto, proprio su queste pagine. Solo in questo modo daremo risposta alla vera urgenza di questo Paese, ovvero il ricambio (costante e periodico, non una tantum) della classe politica.

Già, ma è troppo semplice e troppo autodistruttiva per i nostri politici, che sono sì incapaci, ma sono molto bravi a tutelare i propri interessi anche a discapito di quelli del Paese. Che farebbero altrimenti della loro vita? Preferiranno procedere all’ennesima porcata, per poi gridare allo scandalo. E così sarà secula seculorum.

Amen.

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