Ipse dixit

E Grillo ringrazia.

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Abbiamo una storia alle spalle per cui non c’è nessuno innocente”. Così si è espresso Luigi Bersani, all’indomani delle nomine sulle authority. A parte l’italiano un po’ claudicante, la frase è emblematica del perché la cosiddetta antipolitica di Beppe Grillo avanza in modo sorprendente e non mostra pietà per nessuno.

L’aria che tira nel Paese è chiara a tutti. Il forte senso di frustrazione, smarrimento e rabbia che provano gli italiani per questa classe politica e dirigenziale che li ha condotti al punto in cui si trovano e che non sa dare risposte ragionevoli e univoche su come riparare ai danni che ha causato, è probabilmente irrecuperabile fino al 2013. 

Diciamocelo chiaramente: non sapevano dove mettere le mani e si sono avvalsi di un gruppo di tecnici, apparentati a poteri forti che prima li hanno supportati e poi li hanno scaricati (ammissione più esplicita da parte del signor Mario Monti, non potevamo neppure sperare). In un primo momento contenta, la nostra casta politica si è accorta che il professore varesino stava rubando loro la scena pubblica, ottenendo un consenso troppo alto. Monti ha oscurato le solite facce della politica italiana per qualche mese e gli italiani lo hanno premiato.

Poi anche il professore non ha mantenuto le sue promesse. Ha iniziato il suo operato con tante tasse, ma dei tagli alla spesa pubblica così decantati, si sono visti solo dei timidi e balbettanti approcci. Sembrano necessari i “tecnici dei tecnici” per capire come e dove mettere le mani. Eppure per un economista di chiara fama come è il nostro premier, non avrebbe dovuto essere troppo oscuro il principio per il quale se vuoi che il serbatoio rimanga pieno, oltre ad aggiungere acqua, devi contemporaneamente andare a tamponare le falle e ridurre il diametro del bocchettone d’uscita.

– Nel frattempo, se avete impiegato un minuto ad arrivare sino a questo punto dell’articolo, sappiate che il nostro Stato (ovvero noi tutti) ha appena speso la bellezza di 40.000 (quarantamila!) euro –

Tuttavia Monti è un professore e ha detto che non si ricandiderà alle prossime elezioni. Mal che vada, se non riesce a diventare Presidente della Repubblica, ha già un posto assegnato in Senato dal suo sodale Giorgio Napolitano. Saranno, invece, i partiti a doversi presentare di fronte al giudizio degli italiani.

E gli italiani si sono, in piccola parte, già espressi: il Pdl crolla, il Pd non sfonda, il Terzo polo muore prima ancora di nascere e il Movimento 5 stelle fa il boom (nonostante qualcuno, pochi a dire il vero, non l’abbia udito). E Grillo continua ad avanzare nei sondaggi tanto da aver raggiunto e superato i consensi del Pdl e si appresta ad affiancare anche quelli del Pd.

Probabilmente è un bene che accada tutto questo, perché è necessario fare tabula rasa della vecchia politica, i cui esponenti non se ne andranno se non saranno mandati via, per poi ricominciare daccapo, con facce nuove, regole nuove e programmi nuovi.

E, infatti, la vera forza propulsiva di Grillo, come lui stesso ammette, è proprio la casta più odiata, che invece di capire e di ravvedersi, cambiando nella sostanza il proprio agire, crede di poter prendere in giro ancora una volta gli italiani con vari maquillage di facciata privi di alcuna sostanza politica.

E così, mentre Monti governava, loro avrebbero avuto tutto il tempo per provvedere a una seria rivoluzione interna, rimeditare sui propri errori e guardare all’esclusivo interesse del Paese, agendo di conseguenza, ovvero riformandolo per davvero, come tutti ormai riconoscono a parole.

– Nel frattempo, se avete impiegato un altro minuto ad arrivare sino a questo punto dell’articolo, sappiate che il nostro Stato (ovvero noi tutti) ha appena speso la bellezza di altri 40.000 (quarantamila!) euro: e fanno 80.000 (ottantamila!) dall’inizio della lettura –

Invece, si sono affaccendati a proporre una riforma sulla legge elettorale, sostenendo che ciò fosse la priorità per gli italiani. Al contrario era la priorità dei partiti, ovvero quella di tornare a un sistema proporzionale che consentisse loro di rendere ancor meno vincolante il legame con l’elettorato: esattamente il contrario di ciò che ci hanno detto (se ne è spiegato il motivo nel precedente numero di questa stessa rivista). A rendere il tutto ancor più grottesco, il Pd che ha capito che forse potrebbe vincere le prossime elezioni proprio grazie a questa legge elettorale, fa melina e si scorda di questa sua fondamentale crociata per la democrazia (ovviamente, anche tutti i suoi democratici sostenitori).

Dall’altro lato, il Pdl dopo la batosta elettorale, ha rispolverato dal cassetto un classicone della propria propaganda: la riforma istituzionale con il presidenzialismo alla francese. Ottimo! La proposta è interessante e potrebbe essere seriamente presa in considerazione, se non fosse che era già stata inserita nel programma politico di quello stesso partito già varie volte e in almeno due occasioni il Pdl abbia anche vinto le elezioni, l’ultima volta addirittura in modo schiacciante. Sono stati al Governo del paese fino al novembre scorso e ora, che non ci sono più, credono di convincere gli italiani che sia possibile fare questa riforma in meno di un anno?

Non va meglio al super cattolico Pierferdinando Casini, che sembra neppure il Papa, in questo momento, riesca ad aiutarlo, visto che è indaffarato ad aiutare se stesso. Il sempre pacato e ragionevole Pier si è accodato in modo così serrato al professore che non c’è giorno che non gli dia il suo incondizionato appoggio. Prima era Forlani, oggi è Monti, sempre è il Papa: ma quando crescerà il nostro Peter Pan della politica italiana?

Non solo. La nostra magnifica casta, tutta considerata, non si è ridotta lo stipendio con la scusa dell’indipendenza e dell’autonomia del Parlamento dal Governo (che pur aveva tentato di incidere sui loro stipendi). Sollecitata, ma con forti mal di pancia, ha previsto una riduzione dei rimborsi elettorali; ovviamente per solo un anno, quello in corso (come a dire: voi l’Imu la pagate da oggi in avanti, noi invece vi facciamo fessi e dal prossimo anno tutto torna come prima!). Ha poi anche nominato una Commissione (interna, si badi bene) di professoroni e/o esperti di alto lignaggio che per sei mesi hanno studiato il sistema degli stipendi dei parlamentari europei al fine di determinarne, una volta per tutte, la media e, quindi, di quanto ammonta la differenza con i nostri. Per chi gli fosse sfuggito (dato che, in effetti, sui telegiornali è andato in onda per un solo giorno) alla fine quella stessa commissione si è dimessa per incapacità a determinarne l’esito (sic!). Ha poi provveduto all’occupazione dei migliori posti pubblici, ovvero quelle alte cariche, molto ben pagate, delle cosiddette authorities (ma che ci stanno a fare? Dal 1990 a oggi, si è per caso notato qualche miglioramento effettivo che valga il super stipendio che quei signori prendono?).

Insomma, in questi mesi nei quali Monti avrebbe dovuto governare e il Parlamento legiferare per ammodernare il Paese, la casta politica ha perpetrato se stessa con un’arroganza sconfinata, tanto maggiore perché l’Italia attualmente versa in condizioni serissime di difficoltà economico-finanziaria. Avrebbero dovuto dare un significativo esempio di responsabilità e, al contrario, hanno spianato la strada a Grillo.

– Nel frattempo, se avete impiegato un terzo minuto ad arrivare alla fine di questo articolo, sappiate che il nostro Stato (ovvero noi tutti) ha appena speso la bellezza di altri 40.000 (quarantamila!) euro: e fanno 120.000 (centoventimila!) dall’inizio della lettura –

Ora piangono, strillano, strepitano e accusano il comico genovese di essere il nulla o il male assoluto per un Paese che ha bisogno di una politica forte. La domanda è: a quale politica forte si riferiscono? Quella che hanno mostrato in questi anni?

Grillo e il suo movimento continua a salire nei sondaggi non a caso. Perché sono tante, anzi troppe, le nefandezze che hanno commesso i nostri politici in tutti questi anni. Ora la misura è colma, forse è giunto il punto del non ritorno. Forse, finalmente!

E il merito è tutto loro: la nostra casta politica. Complimenti! In qualcosa, almeno, sono stati davvero bravi.

 

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