Ipse dixit

Democrazia vendesi. La recensione

Il futuro ha bisogno di soluzioni che rendano obsoleto il presente” (J. M. Keynes).

Loretta Napoleoni con il suo saggio “Democrazia vendesi”, edito nel gennaio di quest’anno da Rizzoli (euro 14), prende il toro per le corna e affronta la questione che più di ogni altra è oggi all’ordine del giorno della politica italiana e prova a presentare delle soluzioni innovative. Come la stessa anticipa nella sua nota al libro, si tratta di un lavoro di un gruppo di professionisti che “hanno deciso di cooperare tra di loro per capire – e far capire – cosa sta succedendo al nostro Paese e al resto dell’Europa, avendo come obiettivo la formulazione di proposte concrete per uscire dalla crisi e produrre benessere”.

L’autrice è un’economista che, come molti nostri connazionali, ha deciso di vivere e lavorare all’estero. Dalla lettura del suo libro, tuttavia, il lettore percepisce e condivide con lei, sin da subito, una passione e una dignità tutta italiana che, come nella lettura di un romanzo, rivive nella dolorosa storia che, suo malgrado, gli appartiene.

Il testo è nella sostanza diviso in due parti. Nella prima parte sono descritte le cause storico-politiche del disastro economico in cui versa il nostro Paese e le Nazioni del sud-Europa (ovvero quelle che con un acronimo assai infelice sono definite Pigs), mentre nella seconda parte si propongono alcune soluzioni per uscire dalla crisi economica che ci attanaglia. Il tutto è anticipato da un accorato prologo che è la chiave di lettura dell’intero testo, ovvero il concetto quasi ontogenitico del debito perpetuo.

Con la descrizione di grande impatto, infatti, di una società ai confini del mondo nell’Himalaya orientale, l’autrice ci inizia al suo saggio raccontandoci l’aberrante condizione di una casta di vinti che non ha alcuna possibilità di risollevarsi a causa della perenne condizione di schiavitù in cui verte, generata da un debito mai più estinguibile. Si tratta di un debito che non può essere ripagato perché la capacità di produzione e, quindi, di competitività di quella casta è stata totalmente azzerata nel tentativo di estinguere proprio quello stesso debito.

Il debito assurge così a condizione esistenziale che giustifica finanche aberranti pratiche sessuali. La confluenza e l’identificazione di principi morali con quelli finanziari trasforma l’usura (perché come altrimenti chiamare ciò che indica lo spread?) in una pratica accettabile e il debito in un obbligo morale. Tutto ciò ricorda qualcosa?

L’anatocismo (ovvero il termine legale per definire il calcolo degli interessi sugli interessi, vietato negli ordinamenti civili) abbinato a politiche di austerità (ormai dichiaratamente denunciate da vari premi nobel per l’economia) produce impoverimento nella popolazione e rende impossibile risolvere il problema. Infatti, nonostante il Governo Monti (celebrato all’estero più che in casa) abbia imposto lacrime e sangue al popolo italiano, il rapporto debito-Pil è aumentato, incrementando nei fatti la catena del debito pubblico da una generazione a un’altra, con la prospettiva incipiente della riduzione del risparmio delle famiglie e di una povertà che il Paese non ricordava dalla fine della seconda guerra mondiale.

Quindi, il passaggio chiave. Con la crisi del debito sovrano, in un contesto europeo dove i creditori del nord esigono, in breve tempo, il capitale investito e i relativi interessi, si crea un colonialismo di ritorno e una cannibalismo tutto interno all’Europa. La democrazia e i diritti fondamentali dei cittadini del sud sono minacciati e il malessere di questa Europa non sarà più solo economico, bensì soprattutto politico. Così gli ideali dei Padri fondatori che sognavano un’Europa pacificata e prospera, crollano sotto il peso degli interessi economici.

La crisi del debito sovrano corrode, pezzo dopo pezzo, la sovranità nazionale e la democrazia”.

Ma la colpa non è dell’Europa, o almeno non in modo univoco. Quanto sopra avrebbe potuto essere evitato se non avessimo avuto una classe politica inetta e ottusa. Una classe politica derisa nella stessa Europa, che piuttosto che investire i capitali che giungevano dall’Unione europea in riforme e nuove forme di produttività economica, ha usato quel denaro per far vivere se stessa ai danni delle generazioni future, ai danni di quei giovani (e anche non più tanto giovani) italiani che oggi non trovano lavoro e sono costretti ad andare all’estero per creare nuova ricchezza di cui avremo invece bisogno in Italia.

Moneta unica, Europa burocratica, Nazioni forti del nord come la Germania, partiti di maggioranza e di opposizione in Italia, sindacati, istituzioni politiche ed economiche, classe dirigenziale italiana degli ultimi trent’anni: ecco i colpevoli indicati da questo sconfortante quanto illuminante saggio su come sia stato gestito il nostro Paese dagli anni Ottanta a oggi.

Insomma, si tratta di un libro che ha il coraggio di infrangere i taboo dell’Europa, dell’Euro e di quella unità economica e burocratica che sta demolendo le fondamenta di alcune democrazie europee a vantaggio di un’oligarchia finanziaria, che senza alcuno scrupolo si appresta a strangolare (e in alcuni casi lo ha già fatto) una gran parte della popolazione europea, con la tragica connivenza di una classe politica inetta e profondamente colpevole.

L’Europa ci ha regalato decenni di pace, ma anche una crisi devastante come una guerra. È ora di ritrovare l’orgoglio, il coraggio e la nostra identità: la posta in gioco è il futuro dell’Italia”.democraziavendesi

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