Diritto e politica

Le riforme: un obbligo morale.

l'odissea delle riformeE’ finalmente partita la nuova legislatura. Abbiamo un nuovo presidente della Repubblica, un nuovo Governo e prossimamente un nuovo organismo che si occuperà delle riforme istituzionali, nonché della legge elettorale.

Su queste pagine, ci siamo già diffusamente occupati del tema della legge elettorale, quella piccola riforma che lo scorso Parlamento avrebbe dovuto operare sotto la dittatura del tandem Napolitano/Monti. Si disse, infatti, che super-Mario ci avrebbe salvato dal temibile quanto allora sconosciuto spread, mentre le forze politiche (Pdl e Pd in testa) si sarebbero occupate di poche, ma essenziali riforme, tra le quali, in primis, quella elettorale.

Le cose, invece, sono andate diversamente, come si sa: super-Mario ci ha apparentemente difesi dallo spread, ma ha ammazzato la nostra economia (come a dire: “stavamo meglio quando stavamo peggio”), mentre i due grandi partiti si sono accusati a vicenda per fare ancora una volta il nulla più assoluto. Così, siamo tornati a votare con l’ormai mitico porcellum e i due maggiori partititi, credendo in questo modo di vincere, hanno perso clamorosamente entrambi. Ha vinto Grillo e nei sessanta giorni che sono seguiti ha tenuto sotto scacco tutti.

Re Giorgio annaspava tra i veti incrociati e alla fine ha desistito nominando un gruppo di saggi che hanno stilato una serie di cartelle di buoni propositi e antiche banalità. Bersani magno, simpatico visionario della politica italiana, prima dichiara “mai con Berlusca”, questuando voti a chi diceva “mai con Gargamella”, poi cambia rotta e stringe un patto con il diavolo per eleggere Marini come capo di Stato, senza riuscirci. Infine, rompe i patti e prova a imporre Prodi, riuscendo a spaccare clamorosamente il suo stesso partito. Risultato? Pd in lacrime, re Giorgio fa il bis e Bersani magno si dimette. E il Grillo parlante se la ride. Con la candidatura dell’utile Rodotà compie il suo piccolo capolavoro politico: non solo divide Vendola da Bersani, spacca lo stesso Pd al suo interno e rinsalda le file tra i suoi, che, diciamocelo, sono la sua vera croce.

Alla fine si realizza ciò che dai numeri era risultato chiaro fin dall’inizio: la grande coalizione, o l’inciucio, o come la volete chiamare. In fondo, è solo un fatto terminologico, dato che un Governo lo si deve dare a questo Paese completamente spaesato. E il Governo non poteva che essere Pd-Pdl, perché è certo che non si sia mai seriamente pensato di affidarlo ai miracolati di Grillo (che, detto tra noi, in fondo, non sono così diversi da quelli che si trovano spesso anche negli altri partiti). Insomma, la morale è questa: Pd e Pdl ci hanno messo in questo pantano e adesso devono tirarcene fuori. Sono loro le responsabilità e tocca a loro trovare le soluzioni. Il Movimento 5 stelle è entrato in Parlamento e questo è un gran bene, perché manterrà quella lente di ingrandimento sull’azione dei partiti, affinché facciano finalmente quel che devono fare.

E ciò che devono fare è sicuramente risolvere i problemi economici di questo Paese, almeno questa è oggi, purtroppo, la priorità. Ma non si può non rilevare che le vecchie priorità, o almeno alcune di esse, sono dei veri e proprio ever green. Come dimenticare, infatti, le prime proposte di Craxi sul presidenzialismo (e parliamo dei mitici anni ottanta), per passare a quelle della bicamerale di dalemiana memoria (ovvero i primordi dell’inciucio), per non omettere le innumerevoli lamentele di Silvio, che pur essendo stato varie volte Presidente del Consiglio dei Ministri, non riusciva a imporsi su un Parlamento o su un capo dello Stato spesso avversi.

Insomma, nonostante la vulgata di sinistra (vagamente partigiana e sindacalista) che vorrebbe la nostra Costituzione essere “la più bella del mondo” (hanno mai studiato le altre?), si insinua ormai da tempo (i focolai mai estinti del Fascismo, si dirà ovviamente) la vaga sensazione che il sistema istituzionale disegnato nel 1948 faccia acqua da tutte le parti (accidenti, l’abbiamo detto! Quale anatema cadrà sulle nostre teste?). Dunque, non sarebbe solo un problema di legge elettorale, anzi non lo è proprio, visto che questa può provare a garantire governabilità e rappresentanza, ma non evita che poi un Governo possa essere impallinato dal primo piccolo capo di partito che per un proprio capriccio personale decida di metterlo in crisi.

Certo non ci sono sistemi perfetti. Sono sempre gli uomini a fare la differenza. Tuttavia, si può, e anzi si deve, procedere a un complesso di riforme che, non intaccando i principi fondamentali (quelli sì davvero sempre attuali), modifichi il meccanismo allora creato per esercitare la funzione legislativa ed esecutiva. Infatti, le riforme, che da più parti si richiedono, riguardano essenzialmente lo snellimento dell’attività del Parlamento e del Governo. Quindi, la riduzione del numero dei parlamentari (perché non c’è bisogno di avere mille persone che non sanno che fare, ne bastano meno della metà), la soppressione del bicameralismo perfetto (perché non abbiamo bisogno di leggi che siano imperfette dopo mille approvazioni, basta che lo siano già dalla prima), una forma di governo più stabile (perché non abbiamo bisogno di Governi che non si assumono mai le loro responsabilità). Per quest’ultimo argomento, sono tante le soluzioni possibili: presidenzialismo all’americana, semi-presidenzialismo alla francese, cancellierato alla tedesca, tonnarelli cacio e pepe o all’amatriciana… ci siamo persino stancati di ascoltarle. Dovete farle!

Cari politici della “seconda repubblica”, forse non vi è ancora chiaro che siamo già entrati nella “terza”, che esiste un movimento che, vi piaccia o meno, è capace di raccogliere più consensi di chiunque altro, che Grillo non è Berlusconi, il cui miglior antidoto è stato Berlusconi stesso, perché a leggere bene le dichiarazioni del comico (che non lo è più ormai da molto tempo), egli si propone di instaurare un regime repubblicano ben diverso da quello attuale, i cui contorni non sono ancora ben chiari, ma lo saranno nel prossimo futuro. Non avete altro tempo per salvare il Paese e, ciò che vi interessa di più, salvare voi stessi (noi siamo più preoccupati per il primo a dire il vero, ma alla democrazia vecchio stampo, in fondo, ci crediamo ancora).

Come dice il buon Matteo Renzi, per fermare Grillo c’è solo una cosa: fare della buona politica per il Paese, fare quelle riforme che sblocchino la nostra democrazia e, quindi, la nostra stessa economia, perché le cose sono molto più legate di quanto non si dica. Non ci saranno più altre possibilità per riscattarvi agli occhi dei nostri connazionali. Avete un’unica chance da realizzare subito: lavorare, lavorare e lavorare, molto più di prima, con molti meno soldi (già, ci dispiace, ma va fatta anche la riforma sui costi della politica).

Insomma, condannati a far bene e subito. Altrimenti, la fine.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...