Ipse dixit

Perché scrivo

paperino[1]Ciao. Ciao. Mi chiedono di domandarti perché ami scrivere. Chi te lo chiede? Ha importanza? Potrebbe averne. Non capisco. Cosa non capisci? Che importanza possa avere chi te lo chiede, tu rispondi e basta. Ha importanza perché potrei rispondere in modo differente a seconda di chi me lo chiede. Ah. Stupito? Non pensavo che alle domande si rispondesse tenendo in considerazione chi le pone… Ovvio. Sarà ovvio per te, ma per quanto ne sappia io, a una domanda corrisponde una risposta. Ne sei sicuro? Certo che sono sicuro. La domanda è a te, tu sei uno, quindi da chi altri potrebbe dipendere!? Te, per esempio. Me? Si te. E io cosa c’entro? La domanda me l’hai fatta tu, giusto? Certo che l’ho posta io, ma io sono solo un intermediario. Allora dì loro che me la rivolgano personalmente, perché se mi farai da intermediario sarà già una risposta differente. Non si può. Certo che si può, si può tutto.

Senti mi stai facendo innervosire, come al solito. A me neppure interessa: è tutta la vita che mi rompi le scatole con questi sogni artistoidi: non li condivido, né li sopporto, lo sai bene! Ecco l’avvocato che parla. Certo che è l’avvocato che parla, è ciò che sono. Ancora?! Ma la smetti? Ci sono anche io! E quindi? Preferirei che dicessi che è ciò che fai. Che importanza ha, sono io quello che manda avanti la baracca, se aspettassimo l’artista saremo già morti di stenti e all’addiaccio. Ed è importante? Te lo domandi?! Pensa oserei dire addirittura … vitale. Il solito esagerato! Certo, tu la fai facile, ti alzi tardi, bighelloni tutto il giorno a caccia di idee che non hanno alcuna consistenza. Non fai la spesa, non paghi le bollette, insomma vivi nel mondo dei tuoi sogni e le rogne della vita di tutti i giorni le lasci a me!

Non parli più? Non hai più nulla da dire, è così? No. Allora perché non rispondi? Riflettevo. Su cosa? Sulla domanda. Quale domanda? Quella che mi hai posto all’inizio. Ah si: perché ami scrivere. È questa? Si, proprio quella. Ora sei in grado di darmi la risposta e la facciamo finita? Si. Ebbene? Cosa? Qual è la risposta. Semplice: scrivo per non sentirti, per non farmi dire da te ciò che va fatto e ciò che non va fatto, per vivere una realtà dove tu finalmente non ci sei e dove io possa essere tutto.

Interessante. Cosa? Quel che hai detto. Dici? Non solo sei una zavorra, ma sei anche un ingrato. Peccato che fino a quando non sarai autosufficiente, sarò a io a prendere le decisioni per entrambi. Ma la risposta alla domanda la manderai? Te l’ho promesso e, quindi, lo farò. Grazie. Prego.

Ah, un’altra cortesia. Quale? Dì loro che questa è solo la risposta che ho dato a te.

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