Diritto e politica

Referendum 2016: comunque vada, non cambierà granché.

referendum-costituzionaleA distanza di pochi giorni dal referendum del 4 dicembre e dopo aver scritto alcuni articoli sui punti più dibattuti di questa riforma costituzionale, vorrei ragionare sulla questione che, stando alle cronache, desta maggiore perplessità, ovvero la fine del bicameralismo paritario e i rischi connessi.

Tutti sanno che il bicameralismo paritario fu scelto, tra le varie opzioni in campo, perché uscivamo dal ventennio fascista: il ritorno alla democrazia necessitava di tutele. Si decise, quindi, per il meccanismo che dava maggiori garanzie, ovvero un iter che consentisse una ponderazione massima (o meglio doppia) nella approvazione delle leggi. Anche il meccanismo previsto all’articolo 138, che rende la nostra Costituzione “rigida”, fu pensato per quello stesso motivo.

Sono passati molti anni da allora e molte cose sono accadute. Non dirò che la nostra democrazia è più salda di allora, perché questo è tutto da dimostrare, ma dirò che i tempi sono molto cambiati: la tecnologia degli ultimi anni ha impresso un’accelerazione al nostro mondo cui si deve dare risposte altrettanto celeri.

La domanda che ricorre è: se eliminiamo una camera e quindi una “lettura” nel processo di approvazione delle leggi, ci sono rischi per la nostra democrazia?

La risposta a questa più che legittima preoccupazione credo non si possa dare pensando solo alla riforma della Costituzione che dobbiamo votare tra circa dieci giorni. La risposta risiede, infatti, soprattutto nella legge elettorale, o meglio, dal combinato disposto delle due leggi.

Non è, infatti, un caso che le due riforme siano andate di pari passo. L’attuale Italicum prevede un meccanismo di elezione (tra le altre cose) che consente a un solo partito di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera (come si sa, il Senato che uscirà dalla riforma non sarà più elettivo). Se la legge elettorale rimanesse questa, per la durata della legislatura, un partito (qualunque esso sia), disporrà della Camera dei Deputati cui sarà attribuita (prevalentemente, sebbene non unicamente) la funzione legislativa. Il Senato potrà svolgere una funzione di temperamento, ma le sue decisioni non saranno cogenti e, comunque, sarà composto di soggetti non eletti.

Tutto questo potrebbe, in effetti, spaventare.

Sembra che il Governo, dopo l’esito del referendum, ritoccherà l’Italicum al fine di consentire a una coalizione e non a un partito di ottenere la maggioranza dei seggi. Questo dovrebbe tranquillizzarci? Tranquillizza i piccoli partiti che potranno così continuare a essere decisivi per le sorti del Governo, ma uno degli effetti voluti dalla riforma costituzionale sarebbe vanificato: ovvero l’approvazione rapida e incisiva delle leggi.

Si potrà obiettare che questa eventuale modifica, se non altro, garantirà maggiore democraticità (e in termini di rappresentatività numerica è sicuramente vero). Tuttavia, a questo aspetto corrisponderà lo svantaggio di confondere le responsabilità: i poteri forti (notoriamente non eletti da nessuno) potranno annidarsi più facilmente rimanendo nascosti nelle apparenti liti tra partiti della medesima coalizione. Quest’ultima evenienza mina le basi della democrazia tanto quanto la prima.

La verità, a me pare, è che il Paese si stia dividendo su qualcosa che non produrrà chissà quale effetto. Le decisioni vere saranno prese ancora una volta altrove e in un altro momento.

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