Ipse dixit

#parlacomemagni

dilloinitalianoE’ balzata agli onori della cronaca la “rivolta” dei professori universitari (era ora!) contro la dilagante ignoranza degli italiani (nel caso di specie, erano studenti) nei riguardi della loro lingua.

 Aggiungo a questa onorevole battaglia una mia personale, risalente nel tempo: #parlacomemagni.

In effetti detta così potrebbe sembrare che inviti a usare un registro linguistico basso, addirittura dialettale (sempre che un dialetto lo si possa classificare in questo modo). In realtà, l’espressione “parla come magni” voleva indicare qualcosa di diverso. La mia battaglia era ed è contro l’uso eccessivo (direi smodato) di termini inglesi (in ogni campo e in ogni contesto), anche laddove non risulti assolutamente necessario.

Location, feed-back, stand-by, work-out (ambientazione/ubicazione/luogo, riscontro, attesa, allenamento), solo per citarne alcuni. Senza parlare dei termini usati in tv come battle, live, coffe break (battaglia, dal vivo, pausa caffè), o al cinema: tradurre i titoli dei film non va più di moda e quelli storici come “Guerre stellari” sono conosciuti dalle nuove generazioni solo in inglese. Infine, il peggio ce lo regala ancora una volta la nostra classe politica che intitola ministeri e atti legislativi con termini anglosassoni: “Ministero per il welfare” o “job’s act”, solo per citare i più recenti.

Se, però, un autentico “esterofilo” volesse fare un giro per gli altri paesi, anche solo navigando, seduto comodo da casa, sul canale YouTube, si accorgerebbe che trasmissioni come The Voice of Italy è tradotto in tutte le sue espressioni, a cominciare proprio dal titolo del programma.

Oltretutto, questa passione per le lingue straniere è molto anomala per un popolo, come il nostro, che notoriamente non le impara. Eppure, molti si lanciano in improbabili acrobazie, finendo con lo scambiare una spiaggia per una puttana (tra beach e bitch la differenza grafica e di pronuncia è davvero minima, ma non di contenuto).

Non fa “figo”. Nella migliore delle ipotesi, fa solo molto provinciale.

Ovvio che questo non rappresenta la causa principale del degrado linguistico dei nostri studenti, ma a mio giudizio è sintomo di una pigrizia mentale cui i giovani (ma non solo) si stanno abituando. Ci si lascia andare alle parole comunemente usate (a volte senza comprenderne il significato), piuttosto che sforzarsi di cercare un sinonimo italiano.

Mi hanno chiesto: “e se proprio non lo trovassi?” Inventalo! Ricorda come è nato il “tira-mi-su” e molti altri termini italiani famosi in tutto il mondo: usa la tua creatività! Meglio azzardare un neologismo (almeno ci avrai provato), piuttosto che acquisire la forma mentis della pecora!

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