Ipse dixit

Cantami o Diva

Con questo “non racconto” ho partecipato alla fase finale del Team World Contest di racconti brevi. Non ho vinto, ma in effetti è teatro!;)

Copertina_Cantami o Diva

Io:     Cantami, o Diva, di mondi sconosciuti e lingue magiche, poiché da solo non ne sono capace. Unicamente con il tuo tanto prezioso, quanto determinante aiuto, al fine, potrò partecipare alla fase finale del prestigioso torneo letterario, cui, con ardita fortuna, fin qui son giunto.

(SILENZIO)

Io:     Cantami, o Diva, di mondi sconosciuti e lingue magiche, poiché senza la tua infinita grazia e leggiadra maestria mai io sarei in grado di scriverne e partecipare al torneo che tanto appaga il mio estro e aggrada il mio ego.

(SILENZIO)

Io:     Cantami, o Diva, di mondi sconosciuti e lingue magiche, di luoghi che non ho visto mai e mai potrò raggiungere, ché l’Asia e l’Oceania non sono solo terre infintamente lontane, bensì ormai terribilmente perigliose e irte.

(SILENZIO)

Io:     Cantami, o Diva, di mondi sconosciuti e lingue magiche… Diva??? Ci sei?

(SILENZIO)

Diva: Aoooo! Ma quanto rompi… Me ne stavo a riposà sur soffice de la mia nuvoletta preferita che me so sentita sveglià da la solita litania. Se po’ sape’ che c’hai da frigna’ così tanto?

Io:     O Diva, perdona la mia insolenza e infinita sfacciataggine, ma ho da chiederti aiuto su una questione che solo tu sei in grado di risolvere per me.

Diva: E’ da mo che tutti ‘sti scrittori squattrinati come te me chiameno pe’ chiedeme aiuto. Tutti ne la speranza de fa’ fortuna co’ le mie idee e poi falle proprie. Direi che so’ secoli che ‘sta tiritera va avanti. Ad alcuni va bene ad altri meno, ma puro io mica so’ sempre in forma!

Io:     Ma o Diva, tu sei l’unica che da millenni ispira il mondo dell’arte e l’arte è l’unica cosa che può salvare questo mondo. Ora più che mai, abbiamo tutti bisogno di te.

Diva: Certo, certo, tutti a di’ le stesse cose. Omero, Dante, William, pe’ citanne solo alcuni tra i più capaci… a rubamme le idee, ovviamente. Mai nessuno che m’avesse ringraziato. Me so’ stufata! ‘Sta storia ha da fin’: mo basta! Nun t’aiuto.

Io:     O Diva, ti posso anche capire, ma proprio con me devi iniziare la tua rivolta?

Diva: Tu o n’artro, da qualcuno bisogna pur comincia’. A chi tocca nun se ngrugna!

Io:     Ma il tuo gran rifiuto impoverirà il mondo. E lo vuoi fare proprio ora? Non puoi!

Diva: Nun posso? Perché mai? Che sta a succede… proprio ora?

Io:     O Diva… la guerra!

Diva: Ma che stai a dì? Dove?

Io:     Sì, la guerra! In Corea del Nord, con gli Usa, la Cina, la Russia e tutti gli altri.

Diva: Davero???

Io:     Ma non li guardi i telegiornali? Possibile che non leggi i quotidiani? Dove vivi?

Diva: Senti bello, mica me starai a fa’ la ramanzina? Oltretutto, dopo che m’hai svegliato pe’ chiedeme aiuto!

Io:     No, no, o Diva, perdona la mia insolenza!

Diva: Ecco bravo! Perché già m’hai svegliato male, ce manca puro che te permetta de fa’ er maestrino.

(SILENZIO)

Io:     O Diva, non era mio intendimento offenderti, ma davvero non puoi e non devi smettere di aiutare gli artisti, tuoi umili servi, proprio ora! Anche se pecchiamo a volte di superbia o sembriamo irriconoscenti, il mondo ha ancora bisogno della tua ispirazione, della tua arte, delle tue espressioni. Le nuove tecnologie, internet, i cellulari intelligenti, le applicazioni ci hanno consegnato l’illusione iniziale che le magnifiche sorti e progressive potessero finanche essere fraterne. Invece, ci stiamo come svegliando da un sogno per realizzare che c’è ancora tanto bisogno dell’arte, affinché il mondo possa tornare a dialogare, a pensare, a dubitare…

Diva: Adulatore!

Io:     Ma no, è vero! E’ ciò che penso.

(SILENZIO)

Diva: Mio caro, er monno è stato sempre così. Mo è in Corea del Nord, in Siria o nel medio oriente. Un tempo era in Europa, ma anche in Africa o in America. Er monno è uguale ovunque… A proposito, ma la Corea der Nord, ‘ndo sta?

Io:     O Diva! Ma davvero non sai dove si trova la Corea?

Diva: Senti bello, vedi de nun fa er saputello. Io sto qua su, su la mia nuvoletta, che ve vedo tutti dall’alto core come de’ pazzi e a litigà per pezzetti de’ tera o per un dio che manco conoscete. A me nun me sembrate proprio tanto con la zucca a posto. Quindi, Corea o artro, nun fa differenza: siete omini e per me questo già dice tutto.

(SILENZIO)

Diva: Da quanno ve conosco me sembra che, nonostante il mio aiuto, siete cambiati poco, anzi pe’ nulla. Ecco perché nun ve seguo più: me so stancata! Me chiedete de cantavve le solite cose: amore, pace e fratellanza. Eppure siete alle prese con odio, guera e divisioni. Poeti, scrittori, musicisti, artisti de ogni risma e sorta a chiedeme d’ispiralli. E io l’ho fatto puro, de aiutavve intenno. E così c’avete tante opere d’arte, ma er monno, nella sua intima sostanza, è rimasto lo stesso, nonostante sia apparentemente tanto diverso. E lo sai perché?

Io:     No, Diva, non lo so. Illuminami tu!

Diva: Perché lo abitate voi, omini!

(SILENZIO)

Diva: Me hai chiesto de aiutatte nel torneo letterario pe’ racconta’ de’ luoghi sconosciuti e lingue maggiche. Allora, racconta de la Corea, de come sia divisa innaturalmente, de come parleno lingue apparentemente maggiche, a chi nun le conosce, e poi inventa ‘na storia d’amore, magari contrastata da ‘na famiglia der nord e da ‘na famiglia der sud. Il gioco è fatto, ma me raccomanno, mettece un po’ de guera e un po’ d’amore. E che omnia vincit amor.

Io:     Ma o Diva, le cose nel mondo non stanno andando così!

Diva:   E te credo bello, stamo a fa’ arte, mica la realtà e l’arte è finzione. Che voi raccontà der contrario? In quer caso, la verità sarebbe sicuramente mejo de qualsiasi racconto! O forse dovrei di’ peggio?

(SILENZIO)

Io:     Però, O Diva, a me pare che questa storia sia stata già narrata in quel di Verona!

Diva: Eccerto. E che te credi? Le storie so’ sempre quelle.

Io:     Speravo in qualcosa di più innovativo…

Diva:   Ciao core!! Io l’idea te l’ho data, mo sta a te raccontalla a modo tuo! Detto ciò, me ne torno a dormi’ che me so’ anche troppo stancata.

Io:     O Diva, aspetta…

(SILENZIO)

Io:     Diva, ci sei?

(SILENZIO)

Io:     Va bene, o Diva. Sarà fatta la tua volontà.

 

 

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