Ipse dixit

Prologo di “Ritrovarsi, forse” (Francesco)

1Francesco

 

Quella mattina Francesco si svegliò che il mare era particolarmente mosso.

Il cielo era plumbeo e i rami degli alberi si agitavano convulsamente. Le nuvole si addensavano minacciose sulla costa. Aprì la finestra della sua camera e una folata gelida di vento lo investì. Rabbrividì. Prima o poi pioverà, pensò. Richiuse subito. Rimase dietro il vetro a guardare le onde del mare impetuose che si disarticolavano all’impatto con gli scogli e lentamente si assorbivano ricomponendosi. Fissava ammaliato quel movimento ritmico e costante. Da lontano riusciva a udire il mare e il vento, che fondendosi sembravano ululare. Non era intimorito, quanto piacevolmente cullato. Rimase lì per qualche tempo, appoggiato con una spalla alla finestra e lo sguardo vagamente assonnato.

Poi, senza accorgersene, il suo sguardo tenuto fisso sullo stesso punto del mare, si offuscava lentamente a favore dell’immagine del suo viso che, trasparente, prendeva forma in un’apparizione. Ne fissava gli occhi scuri, il naso storto, la bocca pronunciata, le labbra carnose, il viso ovale. Quegli occhi adesso lo fissavano a loro volta. Lo scrutavano e impietosamente lo scoprivano. Le pupille erano fluide, intense, penetranti. Era uno sguardo libero, mai notato prima.

Si toccò il viso e tornò a riconoscersi per ciò che era sempre stato.

Scese giù in cucina a fare colazione. Come ogni giorno la madre gli lasciava tutto pronto. C’era la tazza con Paperino che gli augurava il buongiorno, la zuccheriera e i suoi biscotti preferiti. Prese il latte dal frigorifero, il caffè della mattina già pronto nella moka e li versò entrambi nella tazza. Scaldò tutto nel microonde. Chiudendo lo sportello rivide l’immagine del suo viso. La fissò, ancora una volta, per cercare quello sguardo, nuovo, impetuoso, volitivo. Ma non lo rivide.

Non importava. Era deciso ormai. Quell’estate, quella mattina, quel bacio. Da allora le cose gli erano apparse diverse. Era stato tutto inaspettato, non cercato e neppure voluto, ma era accaduto e non poteva più tornare indietro. La sua vita si era affacciata alla porta reclamando di essere vissuta. Aveva paura, non sapeva cosa attendersi, ma sentiva che era ciò che avrebbe dovuto fare: seguirla.

Era così giunto il momento di andare. Il tempo passava, i suoi pensieri lo condizionavano, lo rendevano insofferente. Immaginava ore diverse, fatte di altri volti, altri odori, altri sapori, altre persone, altre sensazioni. Voleva vivere quella vita che non aveva ancora avuto, che non si aspettava neppure, ma di cui ora sentiva non poter più fare a meno.

Il microonde squillò. Prese la tazza bollente e andò a sedersi al tavolo, aggiunse lo zucchero e mescolò il latte, sotto lo sguardo sorridente di Paperino. Era sempre stato lì con lui, ogni mattino da venticinque anni a quella parte. Sentiva che non aveva più voglia di fare colazione, semmai ne avesse avuta. In fondo, era una di quelle cose che ordinariamente faceva tutte le mattine, così senza pensare, solo per abitudine.

Lasciò tutto sul tavolo. Salì in camera. Si cambiò velocemente e uscì.

Il vento sembrava non dare tregua, il mare non avere pace. Così si sentiva anche lui, ora più di prima. Era uscito dirigendosi verso la spiaggia. Arrivò e rimase fermo a guardare. Riprese a muoversi, verso quel mare che lo aveva visto nascere, proprio come una madre.

Si sfilò le scarpe e a piedi nudi giunse sulla battigia. Sentì l’acqua fredda che lo bagnava, ma non si ritrasse, anzi provò piacere. Proseguì.

I pantaloni si appiccicavano alle ginocchia, umidi, freddi. Gli schizzi delle onde lo colpivano indistintamente ovunque, anche sul volto. Continuava, più proseguiva e più s’immergeva.

Era bagnato. Era bagnato, ma nonostante il freddo, Francesco sentiva caldo. Il battito del suo cuore correva all’impazzata, come i suoi pensieri e i suoi sogni. Anche le sue paure. Il suo sguardo era diretto oltre il mare, verso l’ignoto.

È giunto il mio momento, pensò. Era immerso nel mare, vestito. Cosa direbbe mamma? Lo avrebbe sgridato, redarguito, come il Francesco di sempre. “Importa? No!”, si disse a voce alta. “Non importa più”. Ciò che avrebbe avuto significato da allora in poi sarebbe stato solo ciò che lui avrebbe deciso per se stesso, senza pensare a cosa avrebbero detto o voluto gli altri. Partiva. Lasciava tutto. Aveva deciso.

Era totalmente immerso nel mare, che forte lo abbracciava, come a salutarlo per l’ultima volta, prima di partire.

 

 

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