Ipse dixit

Sull’amicizia… e non solo!

frasi-amicizia“Natale con i tuoi, Pasqua con chi voi”, recita il noto detto. Quindi, in questi giorni di feste pasquali, la domanda è: con chi trascorrerle? I compagni (per chi è in coppia), gli amici (per chi ne ha) o le conoscenze occasionali (le miriadi di amicizie che si creano su internet, mercé le varie nuove applicazioni)?

Un mio amico, che forse mi segue, scrisse un tempo sul suo profilo facebook che le sue amicizie hanno come una sorta di data di scadenza (beh, lui non usava proprio questo termine, ma il senso era quello). Diceva, in effetti, che le sue amicizie sono meteore che passano sopra il cielo della sua vita e come tali sono destinate a brillare il tempo del loro arco celeste.

Quando lessi questa frase, o meglio questo concetto (dato che non ricordo le sue parole esatte) non risposi, ma dentro di me pensai: che cazzata!

Poi, come spesso è accaduto nella mia vita, il fastidio di quelle parole ha continuato a ronzarmi in testa: “ma come?”, mi dicevo, “la vera amicizia è per sempre”. “Già come l’amore!”, ho aggiunto alla fine.

Ecco forse queste affermazioni così assolute e tipicamente novecentesche, andrebbero ripensate.

Voglio specificare che io sono nato nel Novecento e ho compreso, ma solo negli anni, di quanto fossero intrisi di cultura novecentesca i miei genitori, i miei amici e io stesso. Quindi, l’humus nel quale sono cresciuto è quello, ovvero del secolo delle certezze (che poi si sono sgretolate), caratterizzato da ben precisi assiomi, legati principalmente alla contrapposizione tra il bene (assoluto) e il male (assoluto), ovvero a ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Poi è arrivato un ometto apparentemente insignificante, come Albert Einstein, con le sue linguacce e la sua teoria generale della relatività, e pian piano tutto il sistema è saltato.

Così, ripensandoci su, mi sono detto: se l’amore eterno non esiste (mentre ci avevano insegnato proprio questo, ovviamente per garantire perenne esistenza alla famiglia, fulcro centrale su cui basare l’ordine costituito), se l’Assoluto, o come preferite chiamarlo, traballa a seguito delle stupefacenti teorie e scoperte su come è fatto l’universo (eppure era stato una certezza per molti e per molto tempo secula seculorum), forse anche l’amicizia assoluta non esiste (un po’ come dire, citando Allen, che “Dio è morto, Marx è morto e pure io non mi sento troppo bene”).

Vista in quest’ottica, la frase del mio amico assume un connotato diverso, che a una prima lettura mi era apparsa solo opportunistica. Dietro quel concetto di termine, infatti, avevo sospettato un senso utilitaristico dell’amicizia, mentre il senso potrebbe essere altro.

Quale? Forse proprio un senso relativistico, ovvero relativo alla persona, all’individuo che nel corso della sua vita cambia, si trasforma, necessita di raggiungere nuovi traguardi e guarda verso nuovi orizzonti. In quest’ottica, può ben capitare che l’amicizia non abbia la capacità di adattarsi alle nuove esigenze del singolo. Ciò è ben comprensibile laddove si pensi che l’altro (o l’altra), proprio come in amore) non cambi allo stesso modo e magari si rivolga verso nuovi traguardi e si direzioni verso nuove strade.

A tutti piace credere che le cose possano rimanere immutate nel tempo, o magari che a noi (che in fondo siamo il sole del nostro piccolo universo) è concesso anche di cambiare un poco, ma che gli altri continuino ad amarci come sempre.

Capire che le cose cambiano, che noi cambiamo, e quindi anche gli affetti cambiano, ma soprattutto accettarlo e saperlo gestire in modo appropriato (se esiste ovviamente), non dipende dall’amicizia, ma da noi. E noi è un plurale. E tutti i plurali sono terribilmente difficili da gestire! Anche già solo in due è molto complesso.

Non so quanti di voi abbiano mai letto il ciclo della fondazione di Asimov (che prima di essere un romanziere era un fisico), ma uno dei suoi personaggi, Hari Seldon, aveva creato la psicostoriografia per predire gli eventi della storia e ridurre il periodo di disordine che ciclicamente l’uomo vive e garantire la pace sociale sotto un nuovo ordine. Non che ne fosse un fautore, ma come diceva qualcun altro, sono solo “corsi e ricorsi della storia”.

Ordine e caos, il perenne ondeggiare dell’uomo, che lo condiziona anche nei suoi affetti.

 

P.s. E forse ha condizionato anche me, che rileggendo questo post, ho la sensazione di essere andato in confusione!:)

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