Costume e società

Bullismo e Tv: il legame nascosto

Bullismo

I recenti fatti di cronaca sul professore (dico il professore!) bullizzato mi inducono a fare una riflessione su come sia possibile una cosa del genere. I mio stupore è soprattutto dettato dal ricordo dei miei anni scolastici (adesso sì che davvero sembro vecchio!), quando i professori era considerati come dei mostri sacri, magari cattivi, pure stronzi, ma comunque intoccabili.

Nell’arco di qualche decennio questa percezione evidentemente è cambiata!

Il bullismo è sempre esistito. Forse non lo si chiamava così, ma la cattiveria e l’aggressività dei ragazzi contro il più debole della classe c’è sempre stato. Tuttavia, era il sistema scolastico a isolare il Franti della situazione e a “salvare” quel ragazzo che altrimenti sarebbe potuto rimanere incastrato in un ingranaggio infernale.

Purtroppo, negli ultimi anni, di queste situazioni fuori controllo che hanno persino condotto ragazzi o ragazze ad azioni estreme se ne sono sentite anche troppe. Ma vedere un professore aggredito da quattro teppisti fa obiettivamente un certo effetto. Ricordo che i miei genitori erano pronti a dare sempre ragione ai professori senza diritto di replica, mentre ora sento amici insegnanti che si lamentano prima ancora che dei ragazzi, dei loro genitori, sempre pronti a dar loro torto.

Quali sono le cause di una tale rivoluzione copernicana? Ovviamente ci saranno molteplici ragioni (come in tutte le cose complesse), ma l’altro giorno ho scoperto per caso che è ripartito il Grande fratello (che credevo fosse stato chiuso da anni) e mi è venuto in mente un collegamento. Quale? Adesso provo a spiegarlo, nella speranza di non essere frainteso.

Sono ormai parecchi anni, credo due decenni, che la tv, soprattutto quella generalista, propina e inneggia alla gente comune. C’è un’infinità di programmi che ormai poggia su persone qualunque che, senza neppure conoscere il mestiere di stare sotto i riflettori, si mettono in piazza per un pizzico di notorietà (peraltro si noti senza voler fare nessuna fatica).

L’unico dato che accumuna questa pletora di individui (che nella vita reale facevano ben altro e in molti casi proprio nulla) è quella di essere se stessi. E infatti la tv, a partire dal grande fratello in poi, è proprio questo che richiede: siate voi stessi! … nella convinzione che, messi in un’arena, tirerete fuori il peggio. E questa convinzione è ovviamente una certezza.

L’uomo, chiunque esso sia, è fatto di lati chiari e lati scuri: basta solo accendere gli uni o gli altri e il gioco è fatto. Ovviamente non sono tutti uguali, ma qui parliamo appunto della gente comune. La letteratura e la storia (oltre alla psicologia, ovviamente) questo ci insegnano, ma direi la vita di ogni giorno, per ciascuno di noi!

Come dicevo, il loro valore aggiunto, peraltro richiesto, è quello semplicemente di essere se stessi, o come si sente dire, di essere “veri”.  E questo atteggiamento, per lo spettatore medio, è divenuto, oltretutto in assenza di altri, un modello di vita. Mentre una volta si cercavano modelli in altri, oggi la gente comune è modello di se stesso, perché, in questo modo, si sente vera.

Immagino che sia capitato anche a voi di vedere un qualche programma spazzatura, anche solo per distrarvi e darvi una forte iniezione di autostima (il confronto aiuta sempre!), ove uno sconosciuto di turno, salito agli onori della cronaca mercé quel tale o tal altro programma, abbia giustificato i suoi discutibili comportamenti con un “ma io sono vero” o “io sono questo”.

Ecco, piuttosto che uno scrosciante applauso, si sarebbe dovuto rispondere, come faceva ai tempi d’oro Sgarbi, “capra, capra, capra!”.

E, in effetti, capre sono, perché l’essere veri non significa affatto un valore. Essere modelli di stessi, anzi, conduce a un pessimo effetto: quello di non volere migliorare! E poiché è raro incontrare soggetti nati perfetti, direi che l’effetto è pessimo. E, infatti, questi soggetti vogliono solo facile notorietà. E la tv li aiuta in questo: basta essere veri per diventare celebri. Non è necessario alcun talento, neppure studiare, che si può essere un Taricone di turno (con tutto il rispetto per i morti).

Ora tutto questo ovviamente non porta a voler abbattere l’autorità (il che per molti versi potrebbe essere anche un valore, se per abbattere si intendesse il desiderio di sostituirla), quanto a non riconoscerla del tutto, anzi, per dire meglio, a non riconoscere niente altro al di fuori di se stessi.

In questo humus culturale veicolato, ormai da anni dalla tv, dove non conta migliorare, non conta il talento, neppure studiare, ma solo dare corda ai propri bassi istinti, le menti più involute finiscono con l’accedere alla propria “malvagità”, che, come disse la Arendt, è appunto quanto di più banale possa esistere in un uomo.

Abbiamo tutti bisogno di modelli, fosse anche per abbatterli e superarli! Solo in questo modo l’individuo (e quindi la società che si compone di individui) può fare salti in avanti. Certo è vero, i modelli scarseggiano, se solo pensiamo che in un recente sondaggio, gli italiani hanno dichiarato che l’unico modello cui si ispirano è il Papa. E immagino che questo valga solo per una certa fetta di popolazione.

Gli altri? Gli altri guardano la tv. Appunto.

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