Diritto e politica

Alle porte delle elezioni europee, l’Italiano torna lingua europea

Italiano

Con due recentissime sentenze del 26 marzo 2019, la Corte di Giustizia europea ha stabilito che, nei concorsi pubblici, non ci possano essere disparità di trattamento fondate sulla lingua. Nella sostanza, finalmente, si è riconosciuta dignità a tutti gli idiomi europei. E la questione non è di poco conto!

Nello specifico, uno di questi processi è stato avviato dalla Spagna e l’altro dall’Italia. Nel primo è stato impugnato il bando per l’assunzione di autisti del Parlamento UE che, tra i requisiti di ammissione, imponeva la conoscenza di una delle seguenti lingue: inglese, francese e tedesco. Si faccia molta attenzione alla fattispecie perché dà la percezione chiara dell’atteggiamento di fondo: non si è chiesta una competenza specifica per una attività specifica, ma si è creata una evidente disparità tra cittadini europei che ne avvantaggia solo alcuni, perché non vi è ragione alcuna di conoscere solo una di quelle tre lingue per guidare un’auto!

C’è un atteggiamento, ormai molto ben radicato in Europa, che ci considera “meno”. E noi siamo stati complici, perché per anni, in Europa, i partiti hanno mandato i cosiddetti “trombati” a livello nazionale (ovvero coloro che non venivano eletti in Italia, passavano in Europa): questa è storia.

Il tanto decantato europeismo italiano è sempre stato finto. Tutti a riempirsi la bocca di quanto fosse bella e figa l’Europa, ma nella sostanza continuavano a pensare agli affari (o meglio ai malaffari) italiani. Così, negli anni, mentre le istituzioni europee rosicchiavano pian piano porzioni di sovranità nazionale agli stati membri, solo alcuni hanno potuto fare ciò che maggiormente risultasse vantaggioso per i loro cittadini (e solo quelli), oltretutto con il nostro inconsapevole e servile consenso.

Il termine servile che si associa al consenso inconsapevole potrebbe sembrare un ossimoro, ma in realtà se ci si pensa bene è una delle situazioni più classiche: l’ignoranza è la base sulla quale si fonda il servilismo. Si è liberi solo quando si ha modo di conoscere e comprendere. Gli obblighi che ci siamo imposti, quanto erano consapevoli coloro che li hanno accettati e persino votati?

Alle porte ci sono le nuove elezioni del Parlamento europeo, ma in Italia continuano a essere una sottospecie di elezione nazionale. La nostra politica ci chiede di votare l’Europa, pensando all’Italia: il tutto nell’ottica di soppesare esclusivamente gli equilibri all’interno della maggioranza di Governo o valutare se l’opposizione abbia o meno intrapreso la china della risalita.

In Italia, siamo in una campagna elettorale perenne: dopo le politiche nazionali, ci sono le amministrative regionali, locali, le europee e i referendum e poi di nuovo le politiche nazionali e così via: tutto a uso e consumo della politica più becera e autoreferenziale… e anche di questo noi italiani siamo complici, sempre pronti, come siamo, a dividerci in Guelfi e Ghibellini.

Dividi et impera, diceva il “tiranno”. E noi da bravi servi ci dividiamo sempre molto bene.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...